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mercoledì 2 aprile 2014

Arrigoni e il caso di Piazzale Loreto

di Dario Crapanzano - Fratelli Frilli

Quando cadi nella trappola delle serie di gialli letterari non ne esci più. Il commissario Arrigoni non è Maigret - anche perché Milano non è Parigi, ahimè - ma nemmeno Montalbano o Poirot, ma si lascia leggere, lasciandoti sognare sul bel tempo che fu.
La storia è un po' strana, a dire il vero, e ti lascia un po' basito, per la dinamica, per il movente, ma soprattutto per la geniale trovata delle gemelle alle prese con due vite diverse e lontane mille miglia.
Milano è sempre sullo sfondo, più grigia che mai, nella sua zona est, operaia e lavoratrice, all'opera per ricostruire l'Italia e avvicinarsi al boom economico.
Arrigoni è sempre più rassicurante - forse troppo! - e credo che sia il suo peggior difetto. Non sgarra mai, non fa mai colpi di testa, non si scaglia contro nessuno. È troppo bravo questo commissario, con una moglie troppo bella, una figlia troppo brava...
I libri di Crapanzano sono godibili viaggi nel passato non solo in una Milano che non c'è più, ma in un mondo che ormai non esiste più e che ci dobbiamo dimenticare alla svelta.
Per non cadere in depressione...

martedì 3 settembre 2013

Il delitto di via Brera

di Dario Crapanzano - Ftatelli Frilli Editori

E questo è l'ultimo dei tre del commissario Arrigoni! Tutti letti e archiviati, infilati come natura morta negli scaffali dei libri che non hanno lasciato particolari tracce.
Questi libri ambientati nella lontanissima Milano degli anni '50 nascono da una bella idea, originale, spendibile, intrigante soprattutto per chi quegli anni li hanno vissuti in prima persona.
Sullo sfondo - almeno così io li ho letti e interpretati - la vicenda 'gialla', il noir che appare quasi sempre scontato, non dico banale, ma semplice come forse erano quegli anni.
Una società meno complessa, appetiti più banali, necessità più normali. Ecco l'ambiente in cui Arrigoni opera, alla ricerca del colpevole.
In primo piano invece, con alterno successo, il periodo, gli usi, i modi di dire, che l'autore appena può fa emergere, esalta direi.
È in questo che Crapanzano non eccelle, perché ogni volta che si gira verso il passato, lo fa in modo troppo distaccato, quasi da osservatore non cojnvolto. E quindi tutto sembra essere una sequela di aneddoti o di modi di dire, senza alcuna passione 'dentro'. Quasi fossero articoli di un quotidiano.
È comunque divertente respirare, da milanese, aria del passato della nostra città.
Ed è bello, per quanto possibile, farsi trascinare dalla nostalgia, dal 'sanguis', dalla pizza che ancora non era arrivata, da una Milano operosa e solidale.
Quasi fantascienza!

 
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