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lunedì 25 agosto 2014

Una piccola libreria a Parigi

di Nina George - Feltrinelli

Prendi Parigi - che è già una bella mossa, aggiungi la Senna, aggiungi i libri e una libreria galleggiante - non si sbaglia mai!, prendi il dolore dell'abbandono e gli amori perduti, condisci tutto con il viaggio/fuga che ognuno di noi ha in testa da quando è nato, et voilà, ecco il libro più 'paraculo' che abbia mai letto. Pure divertente.
Ma dovrebbe essere vietata per legge un libro così e bisognerebbe 'condannare' la casa editrice e l'autore, ensemble!, a una pena che li costringa a leggere tutto Dante Alighieri e tutto il Capitale di Marx in sanscrito.
Una storiella ben condita, dicevo, con tutti quegli elementi che possono catturare un animo sensibile e sognatore come il mio.
Ma a tutto c'è un limite, perché anche il cuore, e i sogni, vogliono avere delle basi più solide su cui appoggiarsi.
L'unica cosa che si salva è l'idea di una libreria su un barcone sul fiume, che non so se ha fondamento reale o cosa, ma potrebbe essere una buona idea di business. Se non si soffre di mal di mare...
Per il resto il libro, soprattutto nel suo viaggio strampalato sui corsi d'acqua transalpini alla ricerca di donne passate e felicità future, sembra tutto costruito schiacciando l'occhiolino al lettore, che come me, ci casca per poi ritrovarsi con molto amaro in bocca. Vergognandosi anche un po'.
Forse nel processo che verrà intentato contro autori ed editori, tra gli imputati, bisognerebbe aggiungere anche i lettori, per lo meno con l'accusa di complicità.
In questo caso mi autodenuncio, venitemi a prendere, sono colpevole!
Mandatemi degli aranci in carcere, avrò bisogno di vitamine!!


martedì 1 aprile 2014

Una sera a Parigi

di Nicolas Barreau - Feltrinelli

Di polpettoni sentimentali ce ne sono in giro. Alcuni sono dei capolavori della leggerezza e del 'sogno', altri ti confortano senza lasciare il segno, altri sono noiosi e un po' inconcludenti. Questo libro è uno di questi ultimi.
Uomini e donne che si puntano, il caso che si mette di traverso, l'arrivo di un personaggio fuori da ogni aspettativa (Woody Allen), l'attricetta bellona che fa la vampona e che crea scompiglio, il vecchio cinema 'd'essay' che resiste al mercato con le pellicole di qualità, Parigi nel sottofondo fascinosa come non mai...ci sono tutti gli ingredienti per realizzare, ahimè, il classico e scontato libro d'amore a lieto fine.
Troppo scontato, troppo già letto, troppo già visto, troppo tutto!
Ha comunque un suo aspetto positivo.
Lo leggi in un amen, e lo dimentichi anche più velocemente.

venerdì 30 ottobre 2009

Tropico del cancro

di Henry Miller - La Repubblica

Sempre accarezzato e mai letto, finalmente posso metterlo nello scaffale dei letti. Ed è come una forza dirompente, violenta, irriverente e nello stesso tempo dolce e solenne fosse entrata nella mia inutile vita lettore affamato.
Il libro ha ormai oltre 70anni, che sono tanti. Se pensate che viene scritto negli anni '30 del secolo scorso (da poco finita la prima guerra mondiale, in Italia c'era il fascismo e in Germania stava per arrivare Hitler...), oggi non viviamo solo in un'altra era, ma proprio su un altro pianeta.
Ma la valanga trasgressiva, e un po' cialtrona, del protagonista, che poi è l'autore, il suo stile di vita bohemien, la sua vita tra sesso, vomiti, cibo rubato e macchine da scrivere, trasmettono una forza e un'energia straordinari.
Senza parlare dello stile letterario. La mia è invidia pura.
La capacità di incollare il lettore alle pagine, la innata sicurezza di 'far vedere' tutto quanto, con dovizia di particolari, la violenza con cui tutto ti viene sbattuto in faccia, sono aspetti che in pochi libri ho riscontrato e trovato.
Sì, il libro è duro. E' anche difficile da digerire. Ma alla fine chiudi la quarta di copertina con un senso di vuoto, con un rimescolamento interno, con la voglia di sputare in faccia a tutti e a tutto. Bello come il sole.

martedì 22 settembre 2009

Un po' più in là sulla destra

di Fred Vargas - Einaudi

A me questa donna intriga moltissimo. Parlo dell'autrice. Un po' perché francesce, un po' perché è una storica medievista, un po' perché scrive bene. Questo libro ha due facce, precise e nette, con tassi di gradimento agli antipodi.
La prima parte, metà precisa direi, noiosa, che metta a dura prova anche il lettore innamorato. E' vero che è propedeutica alla seconda, prepara la vicenda, raccoglie le prove, introduce i personaggi, almeno alcuni. Ma è ripetitivo, con un racconto faticoso, con una sorta di spasmodico disordine. Si fa fatica a continuare, e per un libro giallo è imperdonabile.
Ma poi tutto cambia. Improvvisamente. La scena si sposta da Parigi alla Bretagna, arrivano protagonisti e spalle straordinari, si raccontano scene dal più raffinato degli umorismi.
E l'indagine degli smandrappati detective in trasferta diventa ancora più surreale.
Un personaggio su tutti, veramente straordinario, è Dernas, il marito dell'ex compagna del protagonista. Un uomo ai confini del reale, dalla battuta pronta e dall'intelligenza sovvraffina ('Benone!').
Un solo neo: a un certo punto non si capisce più niente, tutto comincia a rotolare a una velocità inusitata e il povero lettore si trova travolto; tra uomini, donne, macchine, biliardi, omicidi, cani, doppiette...
Al limite di non capire tutto.

mercoledì 25 marzo 2009

Milano è una seconda Parigi

Autori vari - Sellerio

Una raccolta, dal '600 all'inizio del '900, di visite a Milano da parte di viaggiatori illustri. Una Milano che non c'è più viene descritta curiosamente proprio come è oggi. Tranne in una cosa: da molti viene raccontata come una città gaudente e amante del bel vivere; oggi è la capitale del capitale e dell'isteria collettiva per il dio denaro. Bellissime le pagine di Edith Wharton. Milanesi, se non volete voltare la faccia dall'altra parte, buttatevi (a leggerlo, non sotto il metrò...).

 
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