di Andrea Camilleri - Sellerio
Camilleri torna all'antico! Camilleri rincorre se stesso! Montalbano torna a fare il suo lavoro! Che succede a Camilleri? Ma che fine sta facendo Montalbano?
Questi gli interrogativi che si pone il lettore - attento - alla fine della lettura di questa ennesima prova dell'autore siciliano.
Perché questo libro torna un po' alle origini, e con un indizio all'inizio e una conferma alla fine, si capisce il perché.
Questo libro ha ormai cinque anni.
E così, dopo gli ultimi scritti che mettono a dura prova il commissario più famoso d'Italia - sia per l'età, sia per le donne, sia per il suo futuro - questo lo fa ritornare agli antichi fasti, all'inchiesta fino al colpevole, senza distrazioni.
Con Catarella che ne combina una al giorno, Livia insopportabile ma fa solo la sua parte, il questore che addirittura diventa buono, e il dottore insopportabile come sempre.
Ma questo libro non mette in discussione il mondo che circonda il prode poliziotto siciliano, non obbliga il commissario a drammatici bilanci, non gli fa contare gli anni che passano sempre più velocemente, non gli mette sotto il naso bellissime donzelle che lo fanno sempre più vacillare.
No, è ancora una dei romanzi rassicuranti, in cui lui è impegnato nella sua professione, al servizio dello stato.
Non so quale preferisco. Non so se la versione 'gialla' assoluta oppure quella che mette in discussione tutto e tutti.
Forse l'ultima, più vicina al mio modo di vivere.
Ma a volte si ha necessità di avere qualche pacca sulle spalle, per poter continuare ad andare avanti, rassicurati.
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martedì 8 gennaio 2013
martedì 16 ottobre 2012
Una lama di luce
di Andrea Camilleri - Sellerio
Parliamoci chiaro, ma molto anche. Noi poveri lettori, in attesa della prossima imminente prova di Montalbano, siamo anche spettatori e 'tifosi' della vita privata del nobile commissario siculo.
E nell'eterna gara, lotta, nel duello continuo e reiterato tra i sessi (Cary Grant diceva che tutto era una forma moderna di duello, la coppa Davis, il matrimonio, la boxe...) si prende posizione, o per l'uno o per l'altra.
E nella continua baruffa tra Montalbano e Lidia - da sempre quasi giunta al termine ma mai veramente - il lettore prende le parti.
E di Lidia non se ne può più!
E non ne può più neanche l'autore, non solo il commissario, perché ogni storia vede il prode Salvo alle prese con gonnelle differenti e con labbra dal diverso sapore.
Ma in quest'ultima, forse presi dal fascino della nordica, forse catturati dallo scenario del mondo dell'arte e della sua ricchissima comunità, tutto ciò si acuisce, fino all'estremo.
E sembra proprio che sia fatta, che la genovese rompiscatole, noiosa, lamentosa, mortalmente non-sexy, sia giunta al capolinea.
Sullo sfondo, sempre più lontano, il fatto, l'indagine.
Camilleri è bravissimo a tenere in vita un personaggio come Montalbano. Lo fa invecchiare, gli fa fare strani sogni premonitori, lo sta conducendo alla vecchiaia con tutte le difficoltà e le idiosincrasie delle persone in odore di anzianità.
È un personaggio sempre più affascinante, che non sappiamo dove arriverà, ma in cui molti degli uomini-lettori di quell'età si riconoscono come se fossero allo specchio.
Parliamoci chiaro, ma molto anche. Noi poveri lettori, in attesa della prossima imminente prova di Montalbano, siamo anche spettatori e 'tifosi' della vita privata del nobile commissario siculo.
E nell'eterna gara, lotta, nel duello continuo e reiterato tra i sessi (Cary Grant diceva che tutto era una forma moderna di duello, la coppa Davis, il matrimonio, la boxe...) si prende posizione, o per l'uno o per l'altra.
E nella continua baruffa tra Montalbano e Lidia - da sempre quasi giunta al termine ma mai veramente - il lettore prende le parti.E di Lidia non se ne può più!
E non ne può più neanche l'autore, non solo il commissario, perché ogni storia vede il prode Salvo alle prese con gonnelle differenti e con labbra dal diverso sapore.
Ma in quest'ultima, forse presi dal fascino della nordica, forse catturati dallo scenario del mondo dell'arte e della sua ricchissima comunità, tutto ciò si acuisce, fino all'estremo.
E sembra proprio che sia fatta, che la genovese rompiscatole, noiosa, lamentosa, mortalmente non-sexy, sia giunta al capolinea.
Sullo sfondo, sempre più lontano, il fatto, l'indagine.
Camilleri è bravissimo a tenere in vita un personaggio come Montalbano. Lo fa invecchiare, gli fa fare strani sogni premonitori, lo sta conducendo alla vecchiaia con tutte le difficoltà e le idiosincrasie delle persone in odore di anzianità.
È un personaggio sempre più affascinante, che non sappiamo dove arriverà, ma in cui molti degli uomini-lettori di quell'età si riconoscono come se fossero allo specchio.
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lunedì 15 ottobre 2012
Il conto delle minne
di Giuseppina Torregrossa - Mondadori

No, non è un libro che lascia il segno. Anzi, ammorba un po' e non vedi l'ora di finirlo
La sicilianità ok; l'amore tra una nonna e una nipote passi; le ricette e l'anedottica vanno bene; ma dopo un po' il libro ti scappa di mano, ti esce dalla testa senza lasciare alcun segno.
Io mi sono annoiato a morte, cercando di non arrendermi ai luoghi comuni e agli instancabili tentativi dell'autrice di distinguersi dalla 'solita' letteratura geolocal che il nostro paese, ripetutamente, ci propina.
Sono stufo dei soliti regionalismi, delle tradizioni sbattute in faccia a chiunque con la pretesa di essere cultura.
Soprattutto di quelle che provengono da zone dell'Italia (sia al nord che al sud, intendiamoci) che non accettano che il tempo passi e che, con la scusa delle 'tradizioni' frenano sviluppo, cervelli e idee.
Il libro si riscatta solo nella parte finale, in cui almeno la protagonista - per la sua gioia - si riappropria della vita divertendosi, sessualmente parlando, senza negarsi nulla. Almeno in quella parte ci si 'diverte'.
Eccheccavolo...

No, non è un libro che lascia il segno. Anzi, ammorba un po' e non vedi l'ora di finirlo
La sicilianità ok; l'amore tra una nonna e una nipote passi; le ricette e l'anedottica vanno bene; ma dopo un po' il libro ti scappa di mano, ti esce dalla testa senza lasciare alcun segno.
Io mi sono annoiato a morte, cercando di non arrendermi ai luoghi comuni e agli instancabili tentativi dell'autrice di distinguersi dalla 'solita' letteratura geolocal che il nostro paese, ripetutamente, ci propina.
Sono stufo dei soliti regionalismi, delle tradizioni sbattute in faccia a chiunque con la pretesa di essere cultura.
Soprattutto di quelle che provengono da zone dell'Italia (sia al nord che al sud, intendiamoci) che non accettano che il tempo passi e che, con la scusa delle 'tradizioni' frenano sviluppo, cervelli e idee.
Il libro si riscatta solo nella parte finale, in cui almeno la protagonista - per la sua gioia - si riappropria della vita divertendosi, sessualmente parlando, senza negarsi nulla. Almeno in quella parte ci si 'diverte'.
Eccheccavolo...
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domenica 4 settembre 2011
Il gioco degli specchi
di Andrea Camilleri - Sellerio
Camilleri ci ha preso gusto. O meglio Montalbano se la sta godendo. Ormai ogni episodio della sia ricca vita investigativa lo si vede accompagnato da donne che fanno innamorare in ordine di importanza, il commissario, Vigata tutta e il lettore che sogna a occhi aperti.
Questa è la volta di una torinese gambalunga e fascinosa, in caccia di Montalbano che, nonostante spesso ragioni con il basso ventre, questa volta non si fa incantare e dipana una matassa veramente intricata e infingarda.
Questa puntata della saga siciliana riconcilia il lettore con gli eroi di Vigata, con il suo autore, che a volte ci trascina in storie meno brillanti - come dargli torto? - con tracce narrative più scontate.
Qui ritroviamo la vera storia gialla, ricca di imprevisti, con colpi di scena, e un Montalbano al massimo delle sue capacità investigative e di sciupafemmine.
Bella come il sole questa puntata, come quello che picchia in Sicilia trecento giorni all'anno.
Camilleri ci ha preso gusto. O meglio Montalbano se la sta godendo. Ormai ogni episodio della sia ricca vita investigativa lo si vede accompagnato da donne che fanno innamorare in ordine di importanza, il commissario, Vigata tutta e il lettore che sogna a occhi aperti.Questa è la volta di una torinese gambalunga e fascinosa, in caccia di Montalbano che, nonostante spesso ragioni con il basso ventre, questa volta non si fa incantare e dipana una matassa veramente intricata e infingarda.
Questa puntata della saga siciliana riconcilia il lettore con gli eroi di Vigata, con il suo autore, che a volte ci trascina in storie meno brillanti - come dargli torto? - con tracce narrative più scontate.
Qui ritroviamo la vera storia gialla, ricca di imprevisti, con colpi di scena, e un Montalbano al massimo delle sue capacità investigative e di sciupafemmine.
Bella come il sole questa puntata, come quello che picchia in Sicilia trecento giorni all'anno.
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lunedì 26 ottobre 2009
Una granita di caffé con panna
di Alessandra Lavagnino - Sellerio
Non è mia abitudine, ma per questo libro ho navigato a lungo per raccogliere qualche parere, per confrontarmi. Su aNobii nessuna recensione da parte di lettori, e su tutti gli altri portali, di vendita e non, compreso aNobii stesso, ritroviamo la stessa presentazione, uguale, identica. Ma vi pare?
Va bene ottimizzare, va bene che spesso questi portali sono pure piattaforme di vendita online, va bene che oggi tutto costa troppo e quindi si trovano scorciatoie, però qualche sforzo in più si potrebbe essere utile.
Cercavo il confronto perché questo libro ha, per me, tre facce.
Quella assoluta e straordinaria presentata nella prefazione di Leonardo Sciascia, garanzia di qualità e intelligenza, saggio nel saggio.
Quella che ci racconta la storia di una donna, abituata al silenzio e 'agli occhi bassi' nella Sicilia più retriva, in cui, causa incidente, si ritrova, controvoglia, a dire la verità appena possibile; sconvolgendo la vita della famiglia e della comunità. L'idea è originale e dirompente proprio perché mette a confronto realtà e follia, tradizione e voglia di cambiare, verità e omertà.
E poi la terza, quella di una costante delusione che cresce di pagina in pagina, che ho vissuto leggendo questo libro. Questo è un libro sospeso, in cui si attende che prenda quota, e anzi alla fine invece atterra. Ti lascia un po' d'amaro in bocca. E di insoddisfazione.
venerdì 27 marzo 2009
L'età del dubbio
di Andrea Camilleri - Sellerio
Leggere 'un Montalbano' è come ritornare in famiglia. Catarella, quella sconquassa p.... di Livia, Augello, Fazio e così via, sono ormai 'parenti' stretti che ti accolgono pagina per pagina e ti invitano a sederti nel loro salotto, con bicchierino e dolcetto intrigante. E' un rappporto particolare, che non ti permette più di valutare se il libro è bello o brutto, se più thriller oppure più denuncia sociale, se è dolce oppure duro come il granito. I 'Montalbano' sono e basta. Una cosa è certa, il commissario invecchia, nella vita, conservando però un'innata capacità intuitiva che gli garantisce successo nella sua professione. Meno dal punto di vista personale; ed è la cosa che appassiona di più il lettore, sempre più vicino alla sua età. Maledetto tempo che passa!!!
Leggere 'un Montalbano' è come ritornare in famiglia. Catarella, quella sconquassa p.... di Livia, Augello, Fazio e così via, sono ormai 'parenti' stretti che ti accolgono pagina per pagina e ti invitano a sederti nel loro salotto, con bicchierino e dolcetto intrigante. E' un rappporto particolare, che non ti permette più di valutare se il libro è bello o brutto, se più thriller oppure più denuncia sociale, se è dolce oppure duro come il granito. I 'Montalbano' sono e basta. Una cosa è certa, il commissario invecchia, nella vita, conservando però un'innata capacità intuitiva che gli garantisce successo nella sua professione. Meno dal punto di vista personale; ed è la cosa che appassiona di più il lettore, sempre più vicino alla sua età. Maledetto tempo che passa!!!
mercoledì 25 marzo 2009
Il campo del vasaio
di Andrea Camileri - Sellerio
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i libri di Camilleri sono sempre meno 'gialli' e cercano sempre più di 'spaccare' la personalità di tutti protagonisti, di entrare nei loro mondi, lasciando sullo sfondo la vicenda di cronaca nera. E' bellissimo vedere Montalbano sempre più vecchio, un po' intristito ma anche consapevole delle sue forze, un po' arrabbiato, ma anche amico fraterno e forse anche un po' moralista. Sono sempre più belli questi libri, forse anche in lotta inconsapevole contro il personaggio televisivo che tutto fagocita.