Visualizzazione post con etichetta Camilleri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camilleri. Mostra tutti i post

martedì 8 gennaio 2013

Una voce di notte

di Andrea Camilleri - Sellerio

Camilleri torna all'antico! Camilleri rincorre se stesso! Montalbano torna a fare il suo lavoro! Che succede a Camilleri? Ma che fine sta facendo Montalbano?
Questi gli interrogativi che si pone il lettore - attento - alla fine della lettura di questa ennesima prova dell'autore siciliano.
Perché questo libro torna un po' alle origini, e con un indizio all'inizio e una conferma alla fine, si capisce il perché.
Questo libro ha ormai cinque anni.
E così, dopo gli ultimi scritti che mettono a dura prova il commissario più famoso d'Italia - sia per l'età, sia per le donne, sia per il suo futuro - questo lo fa ritornare agli antichi fasti, all'inchiesta  fino al colpevole, senza distrazioni.
Con Catarella che ne combina una al giorno, Livia insopportabile ma fa solo la sua parte, il questore che addirittura diventa buono, e il dottore insopportabile come sempre.
Ma questo libro non mette in discussione il mondo che circonda il prode poliziotto siciliano, non obbliga il commissario a drammatici bilanci, non gli fa contare gli anni che passano sempre più velocemente, non gli mette sotto il naso bellissime donzelle che lo fanno sempre più vacillare.
No, è ancora una dei romanzi rassicuranti, in cui lui è impegnato nella sua professione, al servizio dello stato.
Non so quale preferisco. Non so se la versione 'gialla' assoluta oppure quella che mette in discussione tutto e tutti.
Forse l'ultima, più vicina al mio modo di vivere.
Ma a volte si ha necessità di avere qualche pacca sulle spalle, per poter continuare ad andare avanti, rassicurati.

martedì 16 ottobre 2012

Una lama di luce

di Andrea Camilleri - Sellerio

Parliamoci chiaro, ma molto anche. Noi poveri lettori, in attesa della prossima imminente prova di Montalbano, siamo anche spettatori e 'tifosi' della vita privata del nobile commissario siculo.
E nell'eterna gara, lotta, nel duello continuo e reiterato tra i sessi (Cary Grant diceva che tutto era una forma moderna di duello, la coppa Davis, il matrimonio, la boxe...) si prende posizione, o per l'uno o per l'altra.
E nella continua baruffa tra Montalbano e Lidia - da sempre quasi giunta al termine ma mai veramente - il lettore prende le parti.
E di Lidia non se ne può più!
E non ne può più neanche l'autore, non solo il commissario, perché ogni storia vede il prode Salvo alle prese con gonnelle differenti e con labbra dal diverso sapore.
Ma in quest'ultima, forse presi dal fascino della nordica, forse catturati dallo scenario del mondo dell'arte e della sua ricchissima comunità, tutto ciò si acuisce, fino all'estremo.
E sembra proprio che sia fatta, che la genovese rompiscatole, noiosa, lamentosa, mortalmente non-sexy, sia giunta al capolinea.
Sullo sfondo, sempre più lontano, il fatto, l'indagine.
Camilleri è bravissimo a tenere in vita un personaggio come Montalbano. Lo fa invecchiare, gli fa fare strani sogni premonitori, lo sta conducendo alla vecchiaia con tutte le difficoltà e le idiosincrasie delle persone in odore di anzianità.
È un personaggio sempre più affascinante, che non sappiamo dove arriverà, ma in cui molti degli uomini-lettori di quell'età si riconoscono come se fossero allo specchio.



domenica 4 settembre 2011

Il gioco degli specchi

di Andrea Camilleri - Sellerio

Camilleri ci ha preso gusto. O meglio Montalbano se la sta godendo. Ormai ogni episodio della sia ricca vita investigativa lo si vede accompagnato da donne che fanno innamorare in ordine di importanza, il commissario, Vigata tutta e il lettore che sogna a occhi aperti.
Questa è la volta di una torinese gambalunga e fascinosa, in caccia di Montalbano che, nonostante spesso ragioni con il basso ventre, questa volta non si fa incantare e dipana una matassa veramente intricata e infingarda.
Questa puntata della saga siciliana riconcilia il lettore con gli eroi di Vigata, con il suo autore, che a volte ci trascina in storie meno brillanti - come dargli torto? - con tracce narrative più scontate.
Qui ritroviamo la vera storia gialla, ricca di imprevisti, con colpi di scena, e un Montalbano al massimo delle sue capacità investigative e di sciupafemmine.
Bella come il sole questa puntata, come quello che picchia in Sicilia trecento giorni all'anno.

martedì 31 maggio 2011

Il sorriso di Angelica

di Andrea Camilleri - Sellerio

Montalbano è un vero farfallone. Un vero cinquantino (e rotti) in crisi di identità, di senilità indotta e in piena recrudescenza adolescenziale. Tutto ciò lo porta all'autodistruzione - anche se nel frattempo si diverte, e scusate se è poco.
Inutile raccontare, descrivere, valutare, sottolineare. Di Montalbano, Fazio, Catarella e di Vigata sappiamo ormai tutto. Li apprezziamo, come talvolta ci annoiamo un po'.
Il bello di questa puntata della vita siciliana intorno a un commissariato, è la testa che il prode commissario perde per una bellissima trentenne che ricorda eroine di epica memoria.
Il questurino si perde dietro alle gonnelle di questa bellissima apparizione - anche il lettore sensibile se ne innamora, descritta com'è - fino a un finale pseudo-tragico e alla riapparizione di quella noia mortale che è la sua donna ligure.
Ne sta nel frattempo già uscendo un altro, della serie.
Camilleri è prolifico, e quindi a volte ripetitivo.
Io centellinerei un po' di più le uscite, e Sellerio dovrebbe porsi il problema.

domenica 9 gennaio 2011

La caccia al tesoro

di Andrea Camilleri - Sellerio

A Vigata fa caldo e tutto si trascina con fatica, niente succede.
E anche questo libro della saga di Montalbano sembra risentirne.
Scrive troppo Camilleri, troppo di Montalbano, troppo del più famoso commissariato di Ps d'Italia.
Troppe storie, troppi casi, troppi Catarella, troppi Mimì, troppi litigi con Genova.
Ormai sembra tutto un po' scontato in questa Sicilia immaginaria ma non troppo.
Anche la vicenda è un po' traballante, poco credibile, inusitatamente violenta, tra bambole gonfiabili, scannamenti e anziani andati per la tangente.
Uno non può leggerli i libri di Montalbano, ma stanno scadendo, come il buon latte fresco.

Il nipote del Negus

di Andrea Camilleri - Sellerio

Beh, il Camilleri nazionale dà il meglio di sé quando si allontana dal commissariato di Vigata e dimentica Montalbano.
Questo libro è straordinario per uno stile avvincente, per un'ironia formidabile, per una comicità incalzante e per una velenosa critica al regime dei regimi ma anche a tutti i regimi delle banane a cui abbiamo/stiamo assistendo.
La storia è conosciuta ed è inutile ricordarla.
Solo un consiglio. Leggete questo libro, che pur partendo da lontano, ci fa capire come funziona l'Italia di oggi, la politica di oggi, le relazioni di oggi, la cialtroneria di oggi.
Imperdibile.

domenica 2 agosto 2009

Un sabato con gli amici

di Andrea Camilleri - Mondadori

Si vedono i libri pubblicati da Sellerio e quelli pubblicati da Mondadori del maestro siciliano. Sono diversi, aldilà di Montalbano e Catarella. Diversi e, mi perdoni sempre il maestro, di serie B. Un po' truculenti, eccessivi. Una sorta di lato B del disco, quando c'erano i 45giri.
Questa è una storia allucinante, fatta di nevrosi, di infanzie perdute, di traumi permanenti. In un gruppo di amici, forse attratti gli uni dagli altri dalle rispettive turbe mentali. Già questo è un elemento narrativo che lascia perplessi.
Ma il tutto si consolida e manifesta in una serata, l'ennesima, in cui la follia di ogni protagonista raggiunge la sua massima espressione.
In questo libro tutto è troppo, e quindi si arriva alla fine con un senso di fastidio, ma anche di liberazione.
Io credo che questi siano i libri 'fast food' dello chef di alto bordo Camilleri.

domenica 12 luglio 2009

La danza del gabbiano

di Andrea Camilleri - Sellerio

Vado controcorrente. Spero di evitare la scomunica e forse l'arresto. Spero anche che mi rivolgano ancora la parola, parenti e amici. Ma a me questo ultimo Montalbano non è piaciuto.
E non è stanchezza verso Vigata, verso Catarella e le sue storpiature. E nemmeno fastidio verso le gag ricorrenti con Lattes, Mimì e chi passa per il commissariato
A me Camilleri/Montalbano continuano a piacere, e li leggo con altrettanta goduria mentale.
Ma la storia di quest'ultimo episodio sta poco in piedi, ha una sua dignità d'essere ma si perde in inutili particolari e personaggi, fino a un finale che sembra essere stato scritto perché l'autore stesso non ne poteva più. Anche Leonardo non ha dipinto tutte Ultime cene. Anche Michelangelo non ha scolpito tutte Pietà. Non tutte le ciambelle riescono con il buco etc etc etc.
Mi sembra di sentire una sirena, aiutooo!... sarà meglio che scappi in Svizzera.

sabato 6 giugno 2009

ReadingList 5 - Arrivano i nostri

Il 6 giugno è l’anniversario (65 anni ormai) dello sbarco in Normandia. Un evento che ha di fatto dato l’inizio alla sconfitta del nazi-fascismo e al ripristino graduale della libertà in gran parte dell’Europa. A fianco delle diverse forme di lotta clandestine che ogni paese ha saputo al suo interno organizzare.
Il tema della guerra è sempre stato oggetto di racconti, scenario di storie più o meno affascinanti, accompagnata da una saggistica ricca e corposa.
Io ho scelto libri lontani dalle urla editoriali. Libri intimi, che raccontano storie, vere o inventate, che si sono sviluppate e terminate prima, durante e dopo gli anni bui del peggiore conflitto che la storia ha conosciuto.

Avete mai letto Legami e conflitti (lettere 1931-1965) di Alberto e Giovanni Pirelli, Archinto editore?
E’ una raccolta epistolare tra il padre Alberto e il figlio Giovanni Pirelli.
E’ la storia di una frattura, di una differenza sostanziale, di una lontananza generazionale.
E’ la storia di scelte che a un certo punto divergono, come spesso capita tra padri e figli, anzi che scelgono direzioni opposte. Ma è anche uno sguardo acuto e variegato di trent’anni di storia politica italiana.

La guerra e le sue spaventose aberrazioni, come l’olocausto. Siamo abituati a vedere questo scempio dell’umanità, almeno chi non ha avuto coinvolgimenti personali e familiari, dal di fuori, come un ‘fatto’ storico. Non conosciamo le storie personali, i drammi dei singoli.
Due libri, di cui uno famosissimo, ci danno una prospettiva più intima, familiare di questa vergogna.
Il primo è proprio Se questo un uomo, Einaudi, libro racconto dell’arresto e della prigionia in campo di concentramento di Primo Levi. Una storia atroce fatta di sorprusi, torture, psicologiche e non, persecuzioni, lotte per sopravvivere. Una storia che ci fa toccare con mano quali drammi i perseguitati hanno dovuto subire. Eppure questi racconti sono di una freddezza, di una lucidità che lasciano sgomenti. Un dramma che si è poi concluso, parecchi decenni dopo, con il suicidio dell’autore. Il libro è bellissimo, da far leggere ai propri figli, per non dimenticare, mai.
Il secondo è Destinatario sconosciuto di Catherine Kressmann Taylor, Rizzoli, un libretto gustoso che narra della storia di un’amicizia interrotta dall’inizio delle persecuzioni razziali in Germania. Due amici che improvvisamente si ritrovano su fronti opposti. Il libro è straordinario anche perché ci accompagna alla fine con una sorta di vendetta che mette tutti a tacere.

Suite francese, Adelphi, è un volume che riunisce due dei cinque romanzi che l’autrice Irene Némirovsky intendeva scrivere e che non riuscì causa il suo arresto e relativa deportazione al campo di Auschwitz. Il primo in particolare ha una capacità fotografica di raffigurare la realtà narrata. E’ la storia dell’esodo dei parigini a pochi giorni dall’arrivo delle truppe naziste. E ci riporta con esattezza le sofferenze, le pochezze, le angosce di una multitudine di uomini e donne alla sbando e terrorizzata. Ma indipendente dai racconti singoli, il volume ci riporta una scrittura formidabile e rarissima.

E Il casellante di Andrea Camilleri, come sempre Sellerio, ce lo dimentichiamo? Una storia d’amore totale, che annienta un uomo pur di seguire, e non perdere, la propria donna. Una storia d’amore che si aggroviglia con lo sfondo dello sbarco degli alleati in Sicilia. Non perdetevelo, mi raccomando, vi riconcilia con la vita e con la voglia di vivere.

La Storia di Elsa Morante, da Einaudi, è un esempio di letteratura. Punto.
Una storia familiare che attraversa tutta la guerra e non solo e che ci presenta ‘un’eroina’ dei tempi moderni alle prese con violenza, sorprusi, difficoltà quotidiane, stenti. Con una figura su tutti, Useppe, bimbo nato dalla violenza subita dalla donna a opera di un tedesco. Questo libro è la Storia.

E per ultimo Il giardino dei Finzi Contini, Mondadori, storia di un amore, eccessivo e struggente come solo quelli giovanili sanno darci, con il dramma delle deportazioni che si avvicina, pagina dopo pagina, in modo inesorabile. Giorgio Bassani è stato un autore meraviglioso e ci ha raccontato pezzi di storia come pochi hanno saputo fare.

E poi ce ne sono tanti altri. Il paese dei mezarat di Dario Fo, Treno 8017 di Alessandro Perissinotto, ma anche i libri di Piero Chiara, di Andrea Vitali di...

venerdì 22 maggio 2009

ReadingList 4 - 40anni e non li dimostra!

Sellerio, una casa editrice ancora giovane che comunque è già nella storia. Prima di tutto per la bellezza dei suoi volumi. Il blu intenso, la dimensione, hanno reso inconfondibile questi libri. Così come quelli delle diverse serie (grigi, a volte un po’ più grandi).
Stanno in mano, trasudano attenzione grafica. Sono eleganti come pochi, bellissimi.
Una casa editrice ormai famosissima, per alcuni dei colpi editoriali meglio riusciti del dopoguerra.
Ma il mio suggerimento di lettura - parzialissimo!! - non vuole seguire i casi di successo sulla bocca di tutti. Non voglio parlare di Camilleri, di Alicia Gimenez Bartlett, di Gianrico Carofiglio. Non voglio confrontarmi con queste colonne granitiche. La forza di una casa editrice si vede soprattutto dal coraggio delle scelte e dai cosiddetti autori 'non famosi'. Ma che sono di qualità.

Primo fra tutti Francesco Petrarca. Sellerio qualche anno fa ha pubblicato un libretto - Lettere di viaggio - che ci catapulta alla velocità della luce nel medioevo e negli umori e nei sentimenti di uno dei più straordinari autori della nostra letteratura. E ci fa respirare anche l’aria di un periodo descritto come oscuro e ‘autoflagellante’ ma che in realtà era pieno di colori e di inventiva. Il libro riporta una serie di lettere a potenti, amici e parenti.
Non sono lettere che descrivono viaggi ma che raccontano stati d’animo, pensieri e preoccupazioni di uno dei più grandi pellegrini della mente e dell’animo.

Milano è una seconda Parigi è una raccolta, dal '600 all'inizio del '900, di scritti sulla base di visite a Milano da parte di viaggiatori illustri. Il libro ci riporta una Milano che non c'è più, ma che viene descritta curiosamente proprio come è oggi. Tranne in una cosa: da molti viene raccontata come una città gaudente e amante del bel vivere; oggi è la sede del capitale e dell'isteria collettiva per il dio denaro. Bellissime le pagine di Edith Wharton. Milanesi, se non volete voltare la faccia dall'altra parte, buttatevi (a leggerlo, non sotto il metrò...).

Passiamo alla serie degli ‘svedesi’ come li chiamo io. Gialli, che più gialli non si può, anni settanta, i padri della giallistica moderna (credo sia una definizione che diede Camilleri suggerendo all’editore la ripubblicazione dei racconti). Sto parlando della premiata coppia Per Wahlöö e Maj Sjöwall, marito e moglie del thriller che scrissero se non sbaglio 10 libri con protagonista il commissario Beck, di Stoccolma. I libri sono straordinari perché sono datati, ci fanno calare prepotentemente nella società svedese dell’epoca, in particolare in quel momento in cui lo stato sociale sta mostrando le sue prime crepe. Le storie sono, come quasi tutte quelle che vengono dal Grande Nord, un po’ cupe, un po’ tetre, un po’ tristi, un po’ sottotono, ma di grande seduzione letteraria e ambientale. Sono dei bei gialli, senza tanti giri di parole. Ecco quelli fin’ora pubblicati: Roseanna, Un assassino di troppo, Il poliziotto che ride, Omicidio al Savoy, L’uomo al balcone, L’autopompa fantasma, L’uomo che andò in fumo.

Un nome famoso che al tempo famoso ancora non era ancora, Carlo Lucarelli. La serie del commissario De Luca - di cui recentemente è stata realizzata una serie Tv - è composta da tre libri, uno in fila all’altro, intitolati Carta bianca, L’estate torbida e Via delle oche. Siamo alla fine ormai del fascismo, allo disgregarsi del regime sotto i colpi della Resistenza e dell’avvento degli alleati. Stanno cominciando a cadere le prime certezze, anche in termine di organizzazione dello stato. Il controllo poliziesco comincia a vacillare e i primi segni di risveglio cominciano a comparire. Fino al crollo totale e ai primi passi della democrazia. Sono libri amari che dànno speranza.

La testa ci fa dire, di Marcello Sorgi, è un viaggio nella Sicilia moderna, ma anche nella sicilianità. E’ un’intervista al maestro Camilleri da parte del famoso giornalista sul successo ‘di pubblico e di critica’ che la serie di Montalbano ha raggiunto. E il libro è del 2000, figurarsi. E’ un libro che prende la scusa delle gesta del commissario di Vigata per raccontare episodi della vita dello scrittore, aneddoti, chicche. Ma è soprattutto un confronto tra due colonne del Sud che raccontano il Sud e che ne vanno orgogliosi. Stupefacente.

E dalla Sicilia a Milano il balzo è breve, anzi brevissimo. Alberto Vigevani ci racconta la sua infanzia in All’ombra di mio padre, ma non solo. E’ uno sguardo al passato che ci aiuta a ritrovare Milano, con nostalgia, e con amore, nella sua poesia più autentica. Con gli occhi di un bambino per mano a sua padre. Non lo trovate straordinario?

Ancora due segnalazioni. Il pianista di Manuel Vasquez Montalban - che ci manca ogni giorno sempre di più - non è della serie imperdibile dell’investigatore Carvalho, ma è una storia drammaticamente realista che attraversa tutta la storia del Novecento spagnolo. Si parte della guerra civile spagnola, per passare al regime franchista dopo la guerra per arrivare fino al governo socialista dei primi anni Ottanta. E la fotografia è impietosa.

L’altra segnalazione è Le parole di Bernfrieda, storia a cavallo dell’anno Mille di una presa di coscienza femminile attraverso la appropriazione della lettura e dello scrivere, al tempo vietata e invisa alle donne. L'autrice Gabriella Brooke, ci traccia una storia affascinante per le ambientazioni e per le atmosfere, con una descrizione accurata della vita di corte del tempo, che si rivela tutt’altro che comoda e accogliente. Una sorpresa formidabile.

Vi ricordo anche Domenico Campana con La stanza dello sciroccco, La canzone di Colombano di Alessandro Perissinotto e Il salto degli Orlandi di Marco Santagata.
E poi...

venerdì 27 marzo 2009

L'età del dubbio

di Andrea Camilleri - Sellerio

Leggere 'un Montalbano' è come ritornare in famiglia. Catarella, quella sconquassa p.... di Livia, Augello, Fazio e così via, sono ormai 'parenti' stretti che ti accolgono pagina per pagina e ti invitano a sederti nel loro salotto, con bicchierino e dolcetto intrigante. E' un rappporto particolare, che non ti permette più di valutare se il libro è bello o brutto, se più thriller oppure più denuncia sociale, se è dolce oppure duro come il granito. I 'Montalbano' sono e basta. Una cosa è certa, il commissario invecchia, nella vita, conservando però un'innata capacità intuitiva che gli garantisce successo nella sua professione. Meno dal punto di vista personale; ed è la cosa che appassiona di più il lettore, sempre più vicino alla sua età. Maledetto tempo che passa!!!

mercoledì 25 marzo 2009

Il campo del vasaio

di Andrea Camileri - Sellerio

i libri di Camilleri sono sempre meno 'gialli' e cercano sempre più di 'spaccare' la personalità di tutti protagonisti, di entrare nei loro mondi, lasciando sullo sfondo la vicenda di cronaca nera. E' bellissimo vedere Montalbano sempre più vecchio, un po' intristito ma anche consapevole delle sue forze, un po' arrabbiato, ma anche amico fraterno e forse anche un po' moralista. Sono sempre più belli questi libri, forse anche in lotta inconsapevole contro il personaggio televisivo che tutto fagocita.

 
Paperblog