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venerdì 20 settembre 2013

Cronaca di un suicidio

di Gianni Biondillo - Guanda

Beh, se tutte le ciambelle non riescono col buco, se a volte la maionese impazzisce, se a volte anche i grandi chef fanno scuocere la pasta, anche gli scrittori, poveri loro, a volte non riescono a realizzare il meglio.
È quanto è successo a Biondillo, con questa sua ultima fatica.
Sarà per questo continuo parallelo tra passato e presente, tra Roma e Milano, tra le tasse ed Equitalia, ma questa storia ha un qualcosa di malinconico gratuito che il mio povero cuore (e cervello) non hanno per nulla apprezzato.
Una storia di solitudine e di difficoltà, un uomo allo stato brado nei meandri burocratici e della cialtroneria, circondato da delinquenti, furbacchioni, cecità (fisica!), tasse, qualunquismo, abbandono...
E dio mio, e poi?
Non so, ho provato una sorta di fastidio, pagina dopo pagina, nel vedere l'ingenuità del protagonista spinta all'eccesso, fino al 'riscatto' finale, almeno al suo colpo di coda.
Ma il libro non fila, irrita, e forse quello era il vero obbiettivo dell'autore.
Non mi è piaciuto, anche se Biondillo scrive meravigliosamente.
La parte migliore rimane quella più intima, in cui traspare il rapporto dell'ispettore con la figlia, del loro vivere insieme solo in vacanza.
E poi si sa, i libri in quel momento piacciono, e in un altro invece diventano indigesti.


martedì 19 giugno 2012

Il materiale del killer

Starò invecchiando, starò diventando un bacchettone della peggiore risma, ma ormai i libri 'volgari', pieni di espressioni scurrili mi stanno ormai naturalmente stretti. E quindi non mi piacciono, ma proprio per nulla.
L'ispettore Ferraro sta diventando un personaggio un po' disgustoso, un po' tonto, un po' a rimorchio, un po' furbino e un po' insopportabile.
E, mi perdoni Biondillo - che ho sempre apprezzato - anche la storia sta in piedi con stampelle claudicanti e con grande fatica.
Questo intreccio tra rivoluzionari venduti al migliore offerente e carceri e malavita nostrane, risulta essere ostica al lettore - cioè io - perché non è realistica, si inceppa, è stilisticamente forzata.
E anche quello scenario sullo sfondo di Milano e delle sue contraddizioni, elemento portante di tutti i precedenti libri dell'autore nostrano, in questa fatica scompaiono visto che si è integralmente in trasferta, tra metropoli come Lodi e la capitale vera di questo disastrato paese.
È vero che il lettore seriale ama ritrovare i suoi contorni, libro dopo libro, ma è anche vero che lo scrittore seriale, se vuole esserlo, deve mantenere alcuni capisaldi senza tanti colpi di testa.
Il lettore seriale, ammettiamolo, in fondo è tradizionalista, conservatore, reazionario.
E lo scrittore seriale, se tanto vuole fare il rivoluzionario, deve saper conciliare i due opposti.
Eccheccavolo...


 
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