La storia è sempre 'gialla', è sempre un'indagine di polizia su un qualsiasi crimine consumato nella Svezia degli anni '70. Il commissario Beck troneggia, discreto e deciso, sempre al centro della vicenda e porta alla fine la soluzione dell'intreccio criminale.
Ma tutto intorno ormai sembra che stia crollando, con una costante mancanza di fiducia nel futuro, con una formidabile e crescente insicurezza sociale.
Un mondo che sembrava essere 'perfetto', e confortevole, comincia a perdere i pezzi, e i libri dei due autori svedesi lo rilevano, in modo cinico e puntuale.
Questi libri sono bellissimi, e lo ripeto ogni volta che ne prendo in mano uno nuovo.
Ora capisco perché la coppia svedese è definita da tutti la coppia 'madre' del giallo moderno e del noir.
Ribadisco: leggeteli tutti!
Questi gialli vichinghi degli anni '70 sono bellissimi. Per tre motivi: a) perché proprio sono degli anni '70; b) perché sono una critica velenosa e reiterata alla deriva liberista della socialdemocrazia svedese e alla 'sua' società; c) ma soprattutto perché il protagonista commissario non deborda come gli eroi polizieschi di oggi (Montalbano, Wallander...), ma sta al suo posto, lasciando protagonista la vicenda, che sviluppa e si sviscera liberamente. Come sempre chapeau a Sellerio, che li sta ristampando.