mercoledì 22 ottobre 2014

Lo strano caso dell'apprendista libraia

di Deborah Meyler - Garzanti

Ho l'obbiettivo assoluto mondiale intergalattico di leggere tutti i romanzi mai pubblicati al mondo che raccontano storie sui libri, sui luoghi dove i libri vengono venduti e sugli scrittori. Con questo sono cascato male.
Tutto ok, un libretto piacevole che racconta una storia minimal su libreria, librai, persone che ruotano intorno e soprattutto sulla storia d'amore (e di gravidanza) della protagonista.
Piacevole soprattutto forse sotto un ombrellone o all'ombra di un pino secolare perso tra i  monti alpini.
Ma nulla più.
Ma soprattutto, irritante perché la libreria - la Civetta, a New York - è solo un espediente narrativo, anche mal riuscito, per trascinarci nelle vicende più o meno noiose, di una giovane londinese sbarcata tra le braccia delle Grande Mela per studiare.
E siccome la ragazza non è proprio brillante, e sembra arrivata dalla provincia più ignorante e non dalla capitale inglese, casca tra le braccia dell'ennesimo imbecille di cui ahimé il mondo è pieno, cade incinta come se fosse la più sprovveduta donna dell'universo, e si fa coinvolgere in un'improbabile storia matrimoniale, a metà tra le nozze riparatrici e la storia surreale.
E poi, a rotazione, i librai un po' inutili e asincroni, i senzatetto ancora più anacronistici, il cibo, le strade e le case lussuose di campagna della famiglia ricca di origine del ragazzotto dagli ormoni scoppiettanti.
Non sta in piedi, non solo perché è inutilmente stupida la storia, ma soprattutto perché si respira aria insopportabile di diario adolescenziale.
Eccheppalle!!!

giovedì 16 ottobre 2014

Woodstock

di Michael Lang - Arcana

Mah, mah...non l'avevo acquistato al momento della sua uscita in occasione del quarantennale. E forse la decisione era stata giusta.

Se Woodstock è il punto di arrivo di una generazione;
Se Woodstock è l'apice della musica rock;
Se Woodstock è ciò che la sua generazione e quelle future hanno sognato per sempre;
Se Woodstock è il massimo concentrato dei migliori gruppi rock - e non solo - della fine degli anni '60 (e quindi anche di oggi)
Se Woodstock è un'esperienza sociale che mai si era vissuta prima e che a maggior ragione non si è mai più vista dopo
Se Woodstock è una tappa fondamentale nella storia del '900
Se Woodstock...

beh, allora, questo libro è un'occasione mancata per raccontare, punto.
Credo che chiunque abbia acquistato questo libro si aspettasse di sapere sì come è nata l'idea, come si è generata e sviluppata, ma soprattutto volesse avere un racconto direttamente dal vivo di ciò che sono stati quei tre giorni.
Invece, questo, è un libro, scusate l'ardire, di management dove si racconta una storia 'aziendale', di prestiti e finanziamenti, di pagamenti, di gestione.
Bellissimo, ma un po' residuale rispetto alle aspettative di chi vuole sapere di più del festival.
L'ultima parte, che un po' - solo un po'... - racconta la tre giorni dell'agosto 1969, ci lascia qualche sparuto parere di qualche protagonista, che più che altro parla dell'autore e delle sue capacità organizzative.
Bellissimo, o meglio, interessante, ma veramente parziale.
Forse sarebbe stato meglio un doppio volume in cui in uno si aggiorna il lettore su come 'l'impresa' Woodstock nasce e muore tra debiti e contrasti societario/legali, e un'altro in cui si racconta la tre giorni, si legge quello che i protagonisti dal palco hanno vissuto e pensato, si narra la musica e chi ha assistito alle performance.
Probabilmente libri come questi ce ne sono in circolazione, ma avere tutto ciò da chi Woodstock l'ha creata e vissuta in prima persona - vista l'autorevolezza - credo che sarebbe stato meglio.
Un'occasione mancata, cosa che il film invece raccoglie alla grande.
Peccato.

mercoledì 24 settembre 2014

I clienti di Avrenos

di Georges Simenon - Adelphi

A volte Simenon scrive 'in trasferta' e il risultato - se possibile - è l'aumento dell'angoscia, dell'assurdo. In questo caso la tragedia si consuma in terra turca.
Tanto angoscioso e tanto insopportabile questa ennesima storia della solitudine, che trasloca velocemente nella commedia dell'assurdo, per dinamica e per i protagonisti.
Come sempre il protagonista si ritrova stritolato in un meccanismo di vita che forse non sceglie, che forse non vuole ma che non riesce a mutare.
È una storia a Istanbul che si trascina senza capo né coda e che vede protagonista una sorta di 'inutile' funzionario dell'ambasciata francese che trascina le sue scarse volontà, e le sue insoddisfazioni, tra una giorni perduti, amori irrisolti, e costrizioni sociali.
Se possibile, è uno dei romanzi più angosciosi e strazianti del genio belga, all'insegna dell'ineluttabilità della vita umana e dell'incapacità cronica di ribellarsi agli eventi che si rincorrono.
Faticoso, molto faticoso, disturba, ti mette all'angolo e ti fa fare tante domande dentro di te.
E brutto, un brutto romanzo che vuoi scacciare via dal tuo comodino il più velocemente n possibile, per ritrovarsi altrettanto velocemente tra pagine più rassicuranti e con qualche luce in fondo al tunnel.
La fine drammatica del libro, con quelle pagine 'dimenticate' che concludono la fatica letteraria, sono quanto di più cinico che si possa pensare.
Ho bisogno di una doccia...

lunedì 15 settembre 2014

Il memoriale di Yalta

di Palmiro Togliatti - Sellerio

Cinquant'anni esatti dalla morte di Togliatti, e la commemoriamo con la rilettura del memoriale, terminato di scrivere il giorno prima di morire.
Un breve testo che non è il classico 'testamento' politico, ma che è una riprova della grande capacità di analisi politica del segretario del Pci, la grande esperienza e visione e che va contro alle tesi che era un burattino in mano al Pcus.
In queste poche pagine emerge tutta la consapevolezza dell'indipendenza dei partiti comunisti da Mosco, delle vie al socialismo che devono essere tracciate e difese localmente, dell'autonomia delle scelte di ogni partito.
E poi la determinazione (a torto o a ragione) - all'epoca all'ordine del giorno - della politica di Pechino, definita avventuristica e deviazionista, oltre che di fatto espansionistica e imperialistica.
Uno scontro tra le due linee, tra due colossi che si contendevano, Urss da una parte e la Cina Popolare dall'altra, non solo l'egemonia ideologica nella sinistra, ma anche quella territoriale, soprattutto sui paesi del terzo mondo asiatico.
Il linguaggio del libro è bellissimo, sostanziale, netto, senza alcun fronzolo stilistico.
È un salto in un passato che non c'è più, che ci fa ancora di più storcere la bocca a quello che l'oggi ci butta in faccia regolarmente.
Che tristezza...

martedì 9 settembre 2014

Beatles

di Ernesto Assante e Gino Castaldo - Laterza

Lezioni, vere e proprie lezioni per l'esame di Beatles 1, ecco cosa sono queste pagine frutto di una serie di conferenze tenute a Roma a opera dei due menestrelli dell'informazione, Assante e Castaldo.
Di Beatles so tutto, anzi ne so più io di loro quattro messi insieme, ma ogni volta che un nuovo libro compare sul mercato, io lo compro, lo leggo e lo digerisco.
Questo - sembra strano, ma è così - è diverso da tutti gli altri, anche se la sua struttura è quella consueta, disco per disco. Ma ha qualcosa di insolito, che rende tutto molto piacevole.
Ogni disco è inquadrato da una piccola introduzione storica (politica e sociale) e da una sorta di anticipazione in pillole di quello che si leggerà dopo.
Ma soprattutto ogni 'lezione' è infarcita non tanto di aneddoti e chissà quale informazione mai rivelata prima, ma da angolature differenti, notizie che si leggono con un occhio molto più attento.
Non riesco a capire - bisognerebbe rileggerlo un'altra volta, forse - se è una questione stilistica (i due sono giornalisti, non sono i soliti scrittori mancati che si buttano sule 'biografie' perché non sanno partorire un'idea una) e quindi hanno una narrazione sul campo, oppure perché la passione verso i Fab Four dei due autori è talmente immensa che riescono trasferirla tra le righe rendendo tutto piacevole e di interesse.
Ma soprattutto per perché il leit motiv di tutto il libro è mostrare al lettore perché 'tutto' è iniziato grazie al quartetto inglese. Punto.
Comunque l'operazione, per nulla facile, di raccontare i Beatles oggi è una di quelle sfide che pochi possono raccogliere.
Si è scritto tutto, si è detto tutto, si è filmato tutto (tra poco arriva anche il documentario di Ron Howard), si è visto tutto. Chi si avventura in un'impresa simile o è pazzo o ha talmente la fora della ragione per costruire operazioni editoriali come questa che ci allieta i cuore leggendola e che ci fa comprendere ancora una volta dell'immensa grandezza, musicale e sociale, dei quattro di Liverpool.

martedì 2 settembre 2014

Intervista immaginaria con Karl Marx

di Donald Sassoon - Castelvecchi

Allora, l'operazione è molto azzardata, soprattutto perché avviene a opera di un allievo del grande Hobsbawn, che ci ha da poco lasciati. Molto azzardata e al limite del sacrilego.
E infatti mi sembra un puro divertissement, senza alcun obbiettivo né storiografico né di revisione politico-filosofico-economica.
Sono pagine che si leggono in un fiato, prevedono una qualche conoscenza delle opere del grande pensatore, qualche infarinatura di tutto quanto è sinistra e un po' di humour, anzi molto.
'Marx' si abbandona a commenti postumi, sull'evoluzione della storia, sulle lotte per un mopndo migliore, si picca di puntualizzare che di 'dittatura del proletariato' lui, ne ha parlato pochissimo e che di comunismo anche.
Tutte cose che sappiamo benissimo, che aggiungono un po' di pepe al dibattito e che aumentano quella sorta di tentativo di recupero teorico e politico al quale stiamo assistendo da un po' di tempo a questa parte.
Poveri untorelli...ma a quanto pare il fallimento del capitalismo sta cominciando a riproporre domande su nuove forme di organizzazione dello stato e dell'economia. Ben arrivati!!!!
Dopo di che questa operazione editoriale lascia il tempo che trova, è un po' inutile, non avvicina a Marx chi non lo conosce e anzi lascia un po' di amaro in bocca a chi ha visto il pensatore tedesco come un punto di riferimento serio e non come una protagonista di una romanzo d'appendice.
Voto contro e non mi piace.

lunedì 1 settembre 2014

Questa non è una canzone d'amore

di Alessandro Rebecchi - Sellerio

È un bel giallo questo, credo d'esordio. C'è una bella storia, il messaggio sociale, la Milano che si conosce, la tv trash e schifosa che ci ammorba tutti i giorni, le donne e gli uomini. Un bell'intreccio e un bel finale. Ma c'è un ma...
C'è una scelta in questo libro, narrativa intendo, che contesto con la massima forza. Una scelta che mi ha quasi portato ad abbandonare il libro, cosa che mi è
successa veramente poche volte nel mia misera vita di lettore insaziabile.
Ogni frase, ogni riga è una battuta, forte e divertente o sottile ironia. Ogni cosa è oggetto di scherno o dissacrazione, come se l'autore non avesse la forza di vivere, dal punti di vista letterario, con le semplici parole che sono cascate sotto le sue dita.
Provate a leggerlo e mi dite.
Soprattutto la prima metà e oltre, è un fuoco di fila di battutine, ironie, caustiche osservazioni, continui rimandi a temi comici.
Insopportabile.
Poi ero in vacanza, decisamente più rilassato, con un sacco di tempo da riempire grazie alla pioggia continua e alle nubi basse che ricordavano la nebbia novembrina, e quindi sono riuscito a digerire il tutto.
Nell'ultimo terzo del libro, come se l'autore si fosse reso conto, questo atteggiamento diminuisce, piano piano, rendendo il finale - ricco di suo - piacevole e appassionante.

La strada verso casa

di Fabio Volo - Einaudi

Sarà che l'età che avanza mi 'costringe' a frequentare gente ormai molto più giovane di me, sarà che un po' per lavoro e un po' per curiosità innata i 'fenomeni' sociali li voglio conoscere e capire, sta di fatto che mi sono fatto convincere (con un ebook però...) a leggere un libro a caso del grande autore bresciano. Mi piace un po' di autolesionismo, ma solo un po'...
La storiella rimane in piedi per carità, con i fratelli che si amano/odiano come nel 99% delle famiglie, con il decesso del padre che devasta gli equilibri, con il lavoro che si perde, con i 'cervelli' in fuga, con l'insopportabile presenza delle donne che non sanno cosa fare...
Veramente c'è tutto quanto di scontato esiste nella vita di tutti giorni.
Tutto, condito e infarcito con una narrativa e un linguaggio semplicesemplice, schiacciando in continuazione l'occhiolino al lettore e al marketing. Insomma una furbata.
Per carità, tutto degnissimo, tutto appropriato, senza particolari 'sbrodeghezzi' direbbe il papà Ginzburg. Ma c'è proprio poco tra queste pagine.
Questa è l'ultima fatica di Volo, non ho letto gli altri, e non intendo farlo, se non sotto minaccia armata da parte di qualche gruppo terrorista di qualche angolo del mondo.
Credo di non essere in target, credo di essere fuori dai suoi referenti, credo che la vita sia un'altra cosa, e soprattutto debba essere narrata in un altro modo.
A ciascuno il suo, scriveva Sciascia.
Ecco.

lunedì 25 agosto 2014

La fortuna dei Wise

di Stuart Nadler - Bollati Boringhieri

Polpettone alla yankee, a base di american dream come ingrediente di base, un po' di razzismo come amalgama, rapporto conflittuale padre/figlio come nelle migliori famiglie, passato/presente/futuro come condimento forte, e come contorno un finale a sorpresa che non sorprende proprio nessuno.
Agli autori americani piace la genesi familiare, piace inoltrarsi tra le mura domestiche, e sempre allo stesso modo.
Un povero avvocatucolo di provincia si inventa il business della vita con le class action contro le compagnie aeree che cominciano a muovere i primi passi nel dopoguerra, e cominciano quindi ad avere incidenti. Ma anche treni e non so cos'altro.
Con molta determinazione, molto intuito, molto mestiere, senza guardare in faccia a nessuno. Non tanto per difendere i consumatori, ma per difendere - molto - il proprio conto in banca.
E il figlio, il protagonista, che cresce in questa famiglia che dal nulla ha tutto, come nei migliori romanzi d'appendice, cerca di smarcarsi e di allontanarsi dal papà 'cattivo'.
Per poi caderci dentro alla grande, perché è più comodo così.
Un libro scontato e un po' inutile, che ci butta addosso tutti i cliché americani - senza sapere che sono cliché - che vuole sembrare un po' di denuncia e un po' di rinuncia, un po' storia d'amore e un po' di riscatto morale e sociale.
Neanche scritto bene.
A Roma direbbero '... na sola'!

Una piccola libreria a Parigi

di Nina George - Feltrinelli

Prendi Parigi - che è già una bella mossa, aggiungi la Senna, aggiungi i libri e una libreria galleggiante - non si sbaglia mai!, prendi il dolore dell'abbandono e gli amori perduti, condisci tutto con il viaggio/fuga che ognuno di noi ha in testa da quando è nato, et voilà, ecco il libro più 'paraculo' che abbia mai letto. Pure divertente.
Ma dovrebbe essere vietata per legge un libro così e bisognerebbe 'condannare' la casa editrice e l'autore, ensemble!, a una pena che li costringa a leggere tutto Dante Alighieri e tutto il Capitale di Marx in sanscrito.
Una storiella ben condita, dicevo, con tutti quegli elementi che possono catturare un animo sensibile e sognatore come il mio.
Ma a tutto c'è un limite, perché anche il cuore, e i sogni, vogliono avere delle basi più solide su cui appoggiarsi.
L'unica cosa che si salva è l'idea di una libreria su un barcone sul fiume, che non so se ha fondamento reale o cosa, ma potrebbe essere una buona idea di business. Se non si soffre di mal di mare...
Per il resto il libro, soprattutto nel suo viaggio strampalato sui corsi d'acqua transalpini alla ricerca di donne passate e felicità future, sembra tutto costruito schiacciando l'occhiolino al lettore, che come me, ci casca per poi ritrovarsi con molto amaro in bocca. Vergognandosi anche un po'.
Forse nel processo che verrà intentato contro autori ed editori, tra gli imputati, bisognerebbe aggiungere anche i lettori, per lo meno con l'accusa di complicità.
In questo caso mi autodenuncio, venitemi a prendere, sono colpevole!
Mandatemi degli aranci in carcere, avrò bisogno di vitamine!!


 
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