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mercoledì 4 aprile 2018

Marie aspetta Marie

di Madeleine Bourdouxhe - Adelphi

Il tema del femminismo, la questione della liberazione della donna, la sua emancipazione e la cosiddetta parità dei sessi: sono temi fondamentali per la crescita culturale, sociale e politica del nostro mondo, sempre alla ricerca di un po' di stabilità e pace.
Gli anni '70, allo 'scoppio' della questione femminile, mi hanno insegnato che da maschietto - con tutte le contraddizioni sulle spalle e i retaggi retrivi di un'educazione piccola borghese della metà del secolo scorso - appena ti accosti al problema (con tutta buona volontà) come la fai la sbagli.
Se sei un maschio femminista, oltre che a essere deriso a priori, invadi un terreno non tuo e corri il rischio di farti tranciare le mani, e non solo quelle..., dalla più fedele e ortodossa del movimento femminista mondiale.
Se invece fai il moderato, cerchi 'insieme' una sorta di terza via che cerchi di garantire tutti gli spazi possibile alla tua compagna di vita, e a tutto il genere femminile, affermando però che tu non puoi far scomparire nella spazio di qualche secondo tutto quanto volente o nolente ti è stato riversato addosso nei millenni precedenti, allora in questo caso corri il rischio di essere fulminato sul posto senza alcuna possibilità di sepoltura dignitosa.
Non parliamo di chi ancora oggi, poveri noi, ritiene la donna inferiore, madre e basta e vi risparmio tutte le battute e le convinzioni che un ometto dal cervello atrofizzato riesce ancora oggi a partorire.

Bene, dopo questo polpettone introduttivo, qualcosa sul libro, a mio rischio e pericolo, devo pur dirlo.
Un libro datato 1940 che affronta di fatto il tema dell'autonomia della donna e della sua autodeterminazione- -anche e soprattutto in campo sessuale - in un modo così spigliato e libero è di per se stesso un libro rivoluzionario.
Marie, la protagonista, si lascia cadere consapevolmente in un'avventura extra coniugale con un giovane e splendido studente conosciuto su una spiaggia. O meglio agganciato su una spiaggia.
La protagonista così afferma il diritto alle proprie scelte grazie a queste pagine straordinarie, provocatorie oltranziste e meravigliosamente rivoluzionarie.
Marie si compiace di quello che fa, non vive alcun senso di colpa, guarda in faccia la vita con un po' di supponenza e un po' di incoscienza, e gode delle sue scelte.
È un libro che apre le porte verso una luce intensa, chiude tutte le stanze dell'oscurantismo culturale, avvia discussione, scuote coscienze, incanala un fiume di lava incandescente sul passato.
Con una sottile ironia che condisce il tutto in modo gustoso.
Ma io sono un uomo, devo farmi da parte, stare al mio posto e, se possibile, tenere gli occhi bassi...

giovedì 30 aprile 2015

Alla fine del sonno

Willem Fredrik Hermans - Adelphi

Gli anni passano, le illusioni tendono a scomparire, gli affetti si attenuano, e si cerca di attenuare le emozioni per evitare altre disillusioni. Ma il fascino, e le emozioni, che il grande Nord trasmette rimangono intatti.
Nonostante questo, il libro (opera degli anni '70) di questo autore olandese (ormai scomparso) risulta ostico, un po' incomprensibile, talvolta trascinato e sicuramente spesso irritante.
Un viaggio nella Norvegia, da parte di uno studente per la sua specializzazione in geologia, si tramuta in un viaggio dentro se stesso, di riscatto verso il padre 'genio' della materia, di rivalsa con i suoi compagni di viaggio.
Un viaggio inutile dal punto di vista scientifico, in cui il ragazzo non risolve nulla.
Un viaggio che stabilisce però priorità, pensieri, sensazione e convinzioni.
Un viaggio anche condito da una tragedia, nelle pianure sconfinate, che aumenta l'angoscia e il senso di smarrimento nel lettore ben disposto.
Un viaggio affascinante per le descrizioni, per le sconfinate vallate, per la pace e il silenzio.
Un viaggio irritante, soprattutto causa le omnipresenti zanzare che mangiano vivo chiunque passi di lì.
Un viaggio che per fortuna è finito. Alla faccia del fascino per il grande Nord.

mercoledì 24 settembre 2014

I clienti di Avrenos

di Georges Simenon - Adelphi

A volte Simenon scrive 'in trasferta' e il risultato - se possibile - è l'aumento dell'angoscia, dell'assurdo. In questo caso la tragedia si consuma in terra turca.
Tanto angoscioso e tanto insopportabile questa ennesima storia della solitudine, che trasloca velocemente nella commedia dell'assurdo, per dinamica e per i protagonisti.
Come sempre il protagonista si ritrova stritolato in un meccanismo di vita che forse non sceglie, che forse non vuole ma che non riesce a mutare.
È una storia a Istanbul che si trascina senza capo né coda e che vede protagonista una sorta di 'inutile' funzionario dell'ambasciata francese che trascina le sue scarse volontà, e le sue insoddisfazioni, tra una giorni perduti, amori irrisolti, e costrizioni sociali.
Se possibile, è uno dei romanzi più angosciosi e strazianti del genio belga, all'insegna dell'ineluttabilità della vita umana e dell'incapacità cronica di ribellarsi agli eventi che si rincorrono.
Faticoso, molto faticoso, disturba, ti mette all'angolo e ti fa fare tante domande dentro di te.
E brutto, un brutto romanzo che vuoi scacciare via dal tuo comodino il più velocemente n possibile, per ritrovarsi altrettanto velocemente tra pagine più rassicuranti e con qualche luce in fondo al tunnel.
La fine drammatica del libro, con quelle pagine 'dimenticate' che concludono la fatica letteraria, sono quanto di più cinico che si possa pensare.
Ho bisogno di una doccia...

martedì 10 giugno 2014

La famiglia Karnowsky

di Israel Singer - Adelphi

C'è un senso di perenne sconfitta, in questa formidabile saga familiare del fratello meno noto di Isaac Singer. Ma anche di arrendevole speranza.
Libro straordinario, di un'altra epoca - narrativamente parlando - che ci mostra la storia di una famiglia dall'inizio del novecento fino alla guerra, raccontandoci tre generazioni, una in fila all'altra.
I tre protagonisti sono alla ricerca continuata di essere qualcosa che non sono, alla costante scoperta di diventare qualcun'altro.
Dapprima l'immigrato dell'est Europa, fedele all'impero, che vuole essere più tedesco dei tedeschi stessi di Berlino, una volta trasferitosi là.
Poi il figlio scapestrato che combatte contro le rigidità teologico-culturale del padre che cerca una strada trasandata fino al momento che rientra nei canoni sociali e di mercato.
Poi il nipote, ancora più in lotta con la famiglia e il padre, che si lascia abbandonare alle peggiori tentazioni delittuose per potersi fare accettare da un paese che l'ha cacciato, dopo averlo umiliato, in quanto ebreo.
Il tutto tenuto insieme, nel vero senso della parola, dalla cultura ebraica e soprattutto dalla religione ebraica, che tutto vuole regolare e tutto vuole decidere.
Il libro è un viaggio affascinante nel mondo ebraico, nella sua comunità, nei suoi rapporti, sia sociali sia famigliari, nei modi di dire e fare, nel suo lessico, nelle sue abitudini.
Infatti alla fine compare anche un utilissimo, e fondamentale, glossario delle parole yiddish usate, frequentemente!, nel libro.
La fine è eloquente di un modo di pensare e di vivere, oltre a essere naturale per chi si arrenda di fronte a qualcosa più grande e forte.
Siccome non si è più abituati, vi rivelo un particolare straordinario del libro: è scritto benissimo, è appassionante, è dolce, è melanconico, è triste, è gioioso. È un bel leggere.
Cinquecento pagine di vera e propria gioia per le sinapsi celebrali che sconfiggono i peggiori detrattori del non leggere.
Andate e leggetene tutti, ne va la pena

lunedì 24 marzo 2014

Le signorine di Concarneau

di Georges Simenon - Adelphi

Siamo in Francia, in Bretagna, vicino a Quimper, negli anni '30. Ma potremmo essere tranquillamente in una qualsiasi provincia italiana di qualsiasi regione.
Quante sorelle hanno sostituito il ruolo di madre nel confronto dei propri fratelli minori, rinunciando di fatto a crearsi una famiglia propria, oppure, molto più facilmente, nascondendosi dietro questo presunto obbligo.
Io ne conosco molte tra parenti e amici dei miei. Famiglie figlie della propria epoca, in cui se non ci si sposava si stava insieme per forza, tra genitori e figlie spesso solo tra fratelli e sorelle.
E ognuno ripeteva il ruolo che era stato abbandonato.
Quindi la sorella maggiore faceva da madre, e spesso da padre, le altre succubi non si sposavano mai se non per un colpo di fortuna, e i fratelli, spesso unici, si ritagliavano un ruolo di eterni bambocci accuditi fino a sotto le lenzuola, per poi ribellarsi nell'unica forma possibile del tempo: andare a puttane!
Il libro è la consueta avventura di provincia in cui l'uomo ricopre il ruolo di colpevole di un qualsiasi crimine e o qualsiasi colpa, gettando a catafascio tutto il suo perbenismo e la sua ipocrisia sociale in modo inconsapevole e inutile.
Si sa, i protagonisti di Simenon sono in genere uomini deboli e un po' inutili, che un giorno perdono la testa e credono di riscattarsi con un gesto ignobile.
Qui è l'investimento, più o meno consapevole, di un bambino, di famiglia povera, ai margini di tutto e tutti.
Un uomo inutile, circondato dalle sorelle invadenti e uniche a sostenere il peso della famiglia, alla ricerca di un riscatto sociale e personale.
Libri tristi quelli di Simenon, quasi uguali a loro stessi, sempre monocordi.
Sempre affascinanti e incalzanti, fino a fare male.

lunedì 9 settembre 2013

I complici

di Georges Simenon - Adelphi

Si vivono veri e propri momenti di angoscia, sempre crescente, pagina dopo pagina, in questa fatica letteraria dell'autore belga. Uno sconvolgimento, fino alla soluzione finale, annunciata, drammaticamente annunciata.
Con questo libro Simenon, per come lo conosco, si supera nel non dare speranza alcuna all'uomo, alla sua vita, alla sua esistenza in questo vacuo mondo.
In questa storia, come di consueto, l'uomo, il protagonista è risucchiato - in questo caso in modo consapevole - in una storia di cronaca quale un drammatico incidente con un bus di bambini, tutti morti nell'incendio del mezzo. La sua 'distrazione' alla guida della sua auto lo porta a far uscire di strada il mezzo pubblico  e a causare la tragedia.
Lui ne è consapevole, ma non se ne cura, rimane in attesa che qualcuno lo venga a prendere, consapevole ogni giorno di più, della sua inutile vita, infelice, vuota, senza storia.
Una vita che è una sconfitta, ma forse non solo per lui. È una sconfitta assoluta, dell'uomo, comprimario in questo mondo senza alcuna possibilità di riscatto.
Il libro è l'ennesimo messaggio simenoniano al mondo sull'inutilità della vita, del ruolo dell'uomo e della sua comprimarietà nel destino dell'umanità.
Inaccettabile per alcuni versi, affascinante per altri.
Ma mano che leggo i titoli di Simenon, scritti e pubblicati ormai nel secondo dopoguerra, mi sembra che le possibilità di riscatto dei protagonisti si assottiglino sempre di più, non lasciando ormai alcuna speranza.
 

domenica 14 ottobre 2012

Corte d'assise

di Georges Simenon - Adelphi

Madonna santa che angoscia! L'uomo, nei romanzo di Simenon, ha una sorta di peccato originale che prima o poi paga, o con la giustizia oppure con la follia di un momento.
Un bulletto di periferia si ritrova al centro di qualcosa più grosso di lui e, come sempre, non reagisce, subisce, compresso da un destino ineluttabile e puntuale.
Gli uomini di Simenon, o le donne, alla fine pagano sempre, spesso per qualcosa che non hanno commesso, come legge del contrappasso. Pagano per la loro colpa di vivere nel mondo, di essere abitanti marginali di questo mondo alla fine della sua corsa.
L'angoscia è totale, ripeto, ma lo stimolo, la voglia di mettersi in gioco, si rinnova ogni libro dell'autore belga che si inizia.
Sublime.

martedì 10 aprile 2012

La fuga del signor Monde

di Georges Simenon - Adelphi


Dedicato a chi è riuscito a scappare. Dedicato a chi riesce a fuggire. Dedicato a chi, almeno per un po’, è riuscito a scomparire.
Il signor Monde, la mattina del suo compleanno, mentre il suo autista lo sta portando al lavoro, come ogni giorno, decide di scomparire, lasciando moglie e figli, azienda, passato e la sua vita di tutti i giorni. Si rade, si cambia, prende il primo treno verso la costa azzurra e corre a vedere il mare.
Poi incontra una donna, trova un lavoro, vive un’esistenza agli antipodi della sua storia. Fino a incontrare la sua ex moglie che gli sconvolgerà di nuovo la vita fino alla soluzione finale, forse inattesa.
Simenon affronta uno dei suoi temi più cari. La ribellione del borghese, forse piccolo piccolo, che un giorno si ritrova a cercare una nuova via, una nuova vita.
L’ipocrisia di tutti i giorni, i finti affetti, le consuetudine sociale: cancellate con un colpo di spugna per ritrovarsi a vivere, forse per la prima volta, la ‘propria’ vita, e non quella che gli altri ci hanno imposto.
E allora Nizza, la ragazza del casinò, il gioco d’azzardo...
Simenon ha la capacità di sbatterci in faccia quello che tutti intimamente pensiamo, che tutti ci domandiamo: siamo felici?
Sempre più sublime, l’autore belga. 
La mia speranza è che la pubblicazione di tutti i romanzi, che Adelphi ha intrapreso, non finisca mai.

domenica 8 aprile 2012

L'assassino

di Georges Simenon - Adelphi


Gli schiaffi che riesce a dare Simenon con ogni libro che ci manda in terra mette a dura prova anche il campione di pesi massimi di boxe.
Questa volta ci rifila senza mezzi termini una storia di perbenismo e di retriva borghesia che sfocia nel più atroce dei delitti a sfondo familiare.
È uno degli uomini più in vista del villaggio - questa volta in Olanda - che a seguito di una lettera anonima viene a conoscenza dei continui tradimenti della moglie ogni volta che per lavoro si assenta da casa.
E sulla base di questa lettera anonima, acquista una pistola durante il suo viaggio periodico, torna prima del previsto, coglie in fragrante la moglie con l’amante, li ammazza tutti e due e comincia quindi una storia di vedovanza fatta di ulteriori falsità, di recita sociale, di sconvenienze sociali fino alla conclusione, dovuta e obbligatoria.
Forse i romanzi di Simenon sono tutti ‘uguali’.
Forse rincorrono tutti un mondo perbenista che un giorno decide di sfondare la barricata e ribellarsi grazie a abbandoni, omicidi, fughe...
Ma ogni volta coglie l’obbiettivo di sbatterti in faccia la mediocrità della vita di tutti i giorni fino a mescolarti le budella fino a ritorcerle.
Ogni volta che finisci i suoi libri sei come entrato in un frullatore.

La pentola dell'oro

di James Stephens - Adelphi


Ormai di libri ne ho letti molti, non sono più un ragazzino, ahimè.
Ma questo li batte tutti per stramberia, fantasia, follia narrativa e per una storia che non ha né capo né coda.
Un libro fantastico, che ci porta per mano nel mondo fantastico dei folletti irlandesi, dei boschi fatati, sotto la guida di un cosiddetto filosofo che oltre ad ammorbare tutto e tutti con i suoi interventi verbosi, con le sue discussioni storico/filosofico/sociali, parte un giorno alla ricerca di un dio per cercare di convincerlo a liberare una fanciulla.
La storia è folle di per sé.
Ma è il continuo uscire e entrare nella trama, la costante eccentricità di quello che succede, gli incontri al limite non tanto del realismo ma dell’ospedale psichiatrico, che rende questo viaggio della fantasia straordinario, unico e sicuramente insolito.
Si fa fatica a leggerlo. Si fa fatica a finirlo. Bisogna avere la mente pronta, e soprattutto, leggerlo velocemente.
Il rischio è perdersi in qualche bosco della verde Irlanda alla ricerca, perché no?, anche noi, di qualche dio nascosto e protetto da qualche folletto dall’aspetto simpatico, sperando di raccogliere la pentola dell’oro nascosta sotto quell’albero.

venerdì 28 gennaio 2011

La versione di Barney

di Mordecai Richler - Adelphi

Io lo sapevo. Sono anni che giro intorno, e anche alla larga, da questo libro. Mi domandavo, ingenuamente: ma come è possibile che mi possa piacere un libro osannato in lungo e in largo da Giuliano Ferrara?
E poi, maledizione!, mi sono fatto convincere, complice anche il battage pubblicitario in occasione del lancio della versione cinematografica.
L'ho iniziato, ho stretto i denti, l'ho finito.
Aldilà della struttura narrativa volutamente confusa e disordinata per fare un po' di scena, questo agglomerato di pagine stampate è uno sproloquio inconsistente, finto, noioso, irritante e decisamente sgradevole. Le povere piante sacrificate per produrre carta così malamente imbrattata, urano ancora vendetta.
Se l'autore voleva fare il moderno Bukowski; se lo scrittore voleva fare il verso ai veri scrittori 'trasgressivi' e disincantati; se voleva andare controcorrente, se voleva lasciare il segno nel piattume letterario di fine secolo inizio millennio; beh, c'è riuscito proprio pochino, anzi per nulla.
Oggi, quindi, abbiamo sul mercato, o nelle biblioteche, un libro sconclusionato, misogino fino ai capelli, un libro che traccia un solco incolmabile tra la letteratura di qualità e quella dozzinale.
E altro che inno all'amicizia...
Chi può ancora, si salvi, mi dia retta!
A costo di essere il solo al mondo che non ama questo libro...

domenica 9 gennaio 2011

Chedi scusa, chiedi scusa

di Elisabeth Kelly - Adelphi

Stona questo libro. Stona perché è pubblicato da una delle più sofisticate iniziative editoriali nostrane.
Infatti questa fatica letteraria è noiosa, leggera, insulsa, non sta in piedi, e sfinisce il lettore che alla fine si fa una doccia e si dedica ad altro.
Io adoro le saghe familiari, anche quelle dove i sentimenti domestici vanno a finire al macero; anche quelle violente, con pessimo finale senza speranze.
Ma questo libro è ammorbante e, nonostante l'impressione, non graffia mai. Ma proprio mai.
Perdetevelo.

venerdì 7 gennaio 2011

La finestra dei Rouet

di Georges Simenon - Adelphi

Una vita per procura, un'esistenza 'alla finestra', un'inadeguatezza alla vita.
Uno dei romanzi più tetri e angosciosi della sterminata produzione simenoniana, ci sbatte in faccia la storia di una vita non all'altezza, che prende a prestito quella di un'altra per cercare di lasciare il segno, per non aver vissuto inutilmente.
Fugaci sguardi, lunghe spiate, inseguimenti, sbirciate. Un libro voyeur che trasuda solitudine e pochezza d'animo.
Un brivido di tristezza percorre ogni pagina.

giovedì 4 marzo 2010

Un uomo solo

di Christopher Isherwood - Adelphi

Un libro di grande successo commerciale, grazie anche al film. Una vera delusione.
C'è poco da dire. L'errore è mio che non dovrei leggere libri dai più osannati e che alzano, pericolosamente le mie aspettative.
Una noiosa storia di solitudine e di nostalgia che che si trascina per pagine e pagine senza nessuna speranza.
Amo i libri di sofferenza. L'importante, come tutto, che sia trattata con eleganza e un minimo di distacco.
Non amo i libri che si piangono addosso.
Questo è uno di quelli.
Sotto un altro, e speriamo in bene.

martedì 15 dicembre 2009

Zia Mame

di Patrick Dennis - Adelphi

Leggendo questo libro il primo pensiero va a quei film anni quaranta, commedie brillanti, ('Arsenico e vecchi merletti' piuttosto che 'Scandalo a Filadelfia') con quel ritmo infernale e incalzante che faceva tenere il fiato allo spettatore per tutta la proiezione. Ecco questo libro mi ha fatto tenere il fiato, mi ha fatto stare in apnea per quasi tutto il tempo necessario alla sua lettura. Alla fine sei stremato, come se avessi corso i 100 metri!
Non so se Zia Mame mi sia simpatica, se mi affascini, se vorrei avere una zia come lei. Ingombrante, caciarona, cialtrona e decisamente casinara. Questo libro è straordinario non perché la sua storia sia particolarmente seducente, ma semplicemente perché sembra una slitta in una gara olimpionica: parte piano ma subito prende una velocità dirompente, accelera, rallenta poco nelle curve, ri-scatta fino a fermarsi di colpo alla fine della sua corsa, anche per evitare di schiantarsi. Senza perdersi mai, senza mai uscire di pista.
Mettiamola così: se fossi uno scrittore mi piacerebbe scrivere così.
E' un libro da leggere, assolutamente, ma anche da dimenticare altrettanto rapidamente.

lunedì 25 maggio 2009

Le piccole vacanze

di Alberto Arbasino - Adelphi

Ricordo le mie vacanze da adolescente, le mie vacanze on the road, le mie vacanze da studente. Tutt'altro che piccole. Queste di Arbasino fanno fatica a rimanere qualche secondo nella mente.
Questo libro è una sequela, semi frullata, di racconti, informazioni, ricordi, sentimenti, momenti, iniziazioni, amori, ambiguità, scelte, idee e chi più ne ha più ne metta. Ma è troppo disordinato, troppo di tutto.
Eppure è un libro pieno di fascino, di nostalgia. Se volessimo dipingerlo, è un tramonto estivo al mare, con quei colori intensi, mischiati sulla tavolozza, che si amalgamano in una confusione cromatica eccessiva.
Arbasino mi piace, proprio perché non riesco a capire se mi piace.
Passatemela, abbiate pazienza.

giovedì 23 aprile 2009

ReadingList 2 - Giornata del libro

A ben vedere la giornata del libro dovrebbe cadere tutti i giorni, ma tant’è.
Peraltro, in un paese dove solo il 7% della popolazione legge almeno dieci libri l’anno, dove le librerie cosiddette indipendenti faticano ad arrivare alla fine del mese, una giornata del genere è da tenere stretta e da coccolare.
E per celebrare la giornata ecco alcune indicazioni che parlano di libri, di lettura, dell’arte di leggere. Insomma libri che parlano di se stessi.
Il primo, straordinario solo per il nome dell'autore, è la Febbre dei libri, di Alberto Vigevani, edito da Sellerio. Vigevani era uno dei più fecondi e curiosi bibliofili italiani. Non è una autobiografia in senso classico; è un viaggio nel tempo e nella passione delle passioni: la ricerca spasmodica di libri rari, antichi e impossibili.
Sono righe ricche di fascino e di sogno, inframezzate da una sottile ironia ma anche da un buon e raffinato umorismo. Da non perdere.
Con un salto mortale carpiato plurimo arriviamo a Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi da Adelphi. E' sì un atto d'amore per la letteratura; è sì passione sconfinata per il bel leggere; è sì una disquisizione intellettuale e raffinata su autori e su testi; ma è anche una denuncia fortissima di chi crede che basti avere una convinzione per imporla ad altri. Una editto contro tutti i fondamentalismi, contro tutti gli oscurantismi religiosi, contro tutti quelli che vogliono fermare il mondo, senza neanche porsi il problema di scendere. Un punto di riferimento.
E vogliamo dimenticarci dei bambini e soprattutto dei loro genitori? Con Se una mattina d’estate un bambino Roberto Cotroneo, Frassinelli editore, scrive al figlio sull’amore per i libri. E’ un modo straordinario di cercare di trasmettere una passione necessaria come il leggere a un bambino. Alcuni spunti sono interessanti come i suggerimenti di lettura. Delizioso.
Un giallo-rosa, veramente seducente, è Morte in libreria di Carolyn Hart, sempre di Sellerio. La forza di questo libro, e la sua originalità, è la leggerezza delle sue pagine, nonostante il delitto, e il fascino sublime della sua protagonista. Oltre a una serie di segnalazioni letterarie di genere che sfrucugliano il lettore curioso. Elegante.
Il parnaso ambulante di Christopher Morley, ancora di Sellerio, è invece un viaggio nella provincia americana, realizzato con un carrozzone trainato da cavalli pieno di libri, in vendita. E’ un viaggio tra gli uomini, ma anche un viaggio tra l’amore dei libri, da trasmettere. Bellissimo.
E per finire una chicca di recente pubblicazione. Noi due come un romanzo, di Paola Calvetti, da Mondadori è il classico libro, per chi ama leggere e sogna un vita tra righe stampate. E’ un romanzo ‘sentimentale’, non solo per la storia d’amore che lo monopolizza, ma anche perché è un inno alla passione dei libri, al vivere di libri.
Un’improvvisa eredità catapulta un signora della Milano di oggi nel mondo sconosciuto del commercio editoriale. E proprio nella libreria avviene un incontro impensabile che cambierà la vita dei due protagonisti. Anche se la struttura epistolare non è tra le mie preferite, in questo libro è una forza positiva che trasmette un crescendo formidabile fino alla degna conclusione della vicenda. Romanticamente sognante.

mercoledì 22 aprile 2009

Le campane di Bicetre

di Georges Simenon - Adelphi

Fermarsi, almeno per un po'. E 'grazie' a una malattia.
Fermarsi e mettere tutto in discussione.
Un uomo si veglia in ospedale dopo il classico colpo, e grazie ai giorni di degenza, si accorge di non essere più come prima. Un uomo famoso, pubblico, che frequenta i salotti, che dirige giornali. Un uomo di potere. E l'autore ci racconta la sua degenza.
Un Simenon che come sempre mette in discussione l'uomo e il senso della vita, questa volta è durissimo con il suo protagonista, non gli lascia scampo, lo distrugge pagina dopo pagina fino - la punizione finale! - a farlo guarire, ributtandolo nella mischia.
Il senso dell'uomo, il senso della vita. Quesiti cosmici, quasi irreali.
Che freddo!

giovedì 26 marzo 2009

Leggere Lolita a Teheran

di Azar Nafisi a- Adelphi

Sì atto d'amore per la letteratura; sì passione sconfinata per il bel leggere; sì disquisizione intellettuale e raffinata su autori e su testi; ma anche denuncia fortissima di chi crede che basti avere una convinzione per imporla ad altri. Una denuncia contro tutti i fondamentalismi, contro tutti gli oscurantismi religiosi, contro tutti quelli che vogliono fermare il mondo, senza neanche porsi il problema di scendere.

mercoledì 25 marzo 2009

La sovrana lettrice

di Alan Bennett - Adelphi

Stralunato romanzo che mette la regina Elisabetta al centro di una improvida redenzione alla lettura. british humor, divertimento narrativo o poco di più? convince poco 'sto bennett, anche stavolta...
 
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