Ci sono strani segnali in questo libro di Vitali che mettono in allarme il fidato e fedele lettore delle opere del dottore lacustre di Bellano. Strani e inquietanti.
Il libro è lunghissimo, non finisce mai, ha una storia contorta e intrecciata fino alla morte, cosa che la rende non solo un po' inverosimile, ma soprattutto quasi incomprensibile.
Troppe vicende che si intrecciano, troppi flashback senza avviso che compaiono, troppi personaggi minori che arrivano e se ne vanno, troppi nomi, troppo tutto.
E siccome probabilmente Bellano comincia a stare stretto, qui ci si avventura fino a Monza e Lecco, si coinvolgono personaggi 'di fuori', si allargano gli orizzonti, perdendo quella freschezza che quasi tutti i libri di Vitali ci ha garantito.
Per questo mi domando dove l'autore vuole arrivare, anche grazie al salto di qualità dell'editore, che forse ha altre ambizioni, non solo economiche.
Vediamo cosa succede nei prossimi, sperando che non sia prestissimo.
E' meglio che Vitali si faccia un po' più attendere, pena un'inflazione bellanese poi irrecuperabile.






Vitali comincia a dare segni di affaticamento letterario. Se avessi potuto parlare con l'editor della Garzanti che ha curato il libro prima della pubblicazione gli avrei suggerito un drastico alleggirimento. Si ripete, si attorciglia, si riparla addosso. L'atmosfera è sempre quella, lontana e per questo affascinante. Ma i personaggi, punto di forza dei libri di Vitali, in questo ultimo lavoro sono pesanti, lenti e affaticati. Tornano come una giostra, annoiando. Bellano rimane splendida.