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giovedì 1 maggio 2014

Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

di Andrea Vitali - Rizzoli

Ci sono strani segnali in questo libro di Vitali che mettono in allarme il fidato e fedele lettore delle opere del dottore lacustre di Bellano. Strani e inquietanti.
Non vorrei che fosse il successo, non vorrei che il cambio d'autore (il colosso Rcs che sicuramente 'impone' di più della Garzanti in forte crisi), non vorrei che la voglia di gigantismo imperversi e renda tutto più complicato, ma questo è il primo libro di Vitali che ho faticato a concludere, che mi ha annoiato alla morte e che mi ha fatto fare una serie di domande su qual è l'obbiettivo dell'autore.
Il libro è lunghissimo, non finisce mai, ha una storia contorta e intrecciata fino alla morte, cosa che la rende non solo un po' inverosimile, ma soprattutto quasi incomprensibile.
Troppe vicende che si intrecciano, troppi flashback senza avviso che compaiono, troppi personaggi minori che arrivano e se ne vanno, troppi nomi, troppo tutto.
E siccome probabilmente Bellano comincia a stare stretto, qui ci si avventura fino a Monza e Lecco, si coinvolgono personaggi 'di fuori', si allargano gli orizzonti, perdendo quella freschezza che quasi tutti i libri di Vitali ci ha garantito.
Per questo mi domando dove l'autore vuole arrivare, anche grazie al salto di qualità dell'editore, che forse ha altre ambizioni, non solo economiche.
Vediamo cosa succede nei prossimi, sperando che non sia prestissimo.
E' meglio che Vitali si faccia un po' più attendere, pena un'inflazione bellanese poi irrecuperabile.

lunedì 24 marzo 2014

Le tre minestre

di Andrea Vitali - Mondadori

Vi ricordate quando eravate piccoli e la mamma - almeno ai miei tempi - vi costringeva a mangiare la minestra 'così almeno mangi un po' di verdura che ti fa bene'?
Bene, cosa c'era di peggio?
Mangiare quella ministra quando era insipida e senza sapore, cosa che a casa mia capitava spesso.
Ecco questo libro è senza sapore, insipido, e anche un bel po' noioso.
Vitali è caduto nella trappola di parlare di sé e della sua vita, sull'onda del successo, e forse anche per fare un po' il verso al lessico familiare di più famosa memoria.
Ma ne viene fuori un noioso racconto di episodi e di rincorse parentali che, almeno a me, grande fan dello scrittore lacustre, hanno annoiato fino alla morte, fino al punto di saltare alcune parti e pagine, con sensi di colpa che non riuscirò a lavare neanche immergendomi nel fiume sacro tanto caro agli dei.
Che dire d'altro? Nulla.
Non è un caso che il libro non è editato da Garzanti ma da un altro editore, ora proprietario del social network su cui scrivo.
Un segno divino o di vino?

martedì 3 settembre 2013

Un bel sogno d'amore

di Andrea Vitali - Garzanti

Chissà se il titolo è una coincidenza o un omaggio più o meno velato al grande Jannacci (...'rincorreva già da tempo, un bel sogno d'amore. El purtava i scarp de tennis...'). Comunque anche questa ultima opera letteraria di Vitali racconta di voglia d'amore, di una famiglia, di una vita normale, di un po' di felicità.
A Bellano, agli inizi anni Settanta, una coppia cerca la sua strada, un ladro di polli anche un po' deficiente cerca a tutti i costi di mettersi nei guai con la giustizia, una madre ingombrante vuole consolazione da suo figlio fino a una svolta impensabile, una pettegola vicina sbircia dalle persiane ogni cosa succede ricordandoci che non 'siamo mai soli', i carabinieri che vigilano e si godono lo spettacolo con inaspettata ironia.
È il consueto ritratto della cittadina lacustre tra miserie culturali, grandi solidarietà, amicizie e amori impossibili, meschinità umane al limite della patologia sociale.
Fino a un lieto fine, almeno in parte, che corona tutti gli sforzi della giovane protagonista, vincitrice su tutti i fronti, tranne che sul fronte della trasgressione, della voglia di stupire, della voglia di scuotere soprattutto se stessa.
L'inizio è formidabile, con il proibitissimo 'Tango' di Bertolucci che sbarca nella sonnolenta comunità del lago, sovvertendo equilibri, facendo sognare la metà dei cittadini e facendo scandalizzare (ma che curiosità, eh?) l'altra metà.
Fenomenale come sempre, tra gli alti e bassi di una produzione letteraria cospicua e incessante, comunque sempre di alto livello.

venerdì 4 maggio 2012

Galeotto fu il collier

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali è meglio dello sciroppo della tosse, dell'aspirina con il mal di testa, dell'antidepressivo dopo una delusione d'amore. Vitali è una certezza per volare via con testa e corpo in un mondo che non c'è più e scappare dall'oggi sempre più improponibile.
Questa volta la Bellano degli anni Trenta ci mostra un intreccio di famiglie e denari che ha a dir poco del miracoloso.
Possiamo fare un gioco, tutti insieme.
Prendiamo madri ossessive, giovani che scalpitano, monete d'oro dai medievali ricordi, piccoli poteri locali, il Ventennio sempre più anacronistico e ripiegato sulle sue pochezze umane, e giovani nipoti orrende da piazzare.
Mettiamo tutto in un frullatore, a motore letterario.
Accendiamo e... via.
Il problema che ci vuole un Vitali che sappia mettere insieme la storia, assemblarla con uno stile e un linguaggio adatto, scriverla e poi pubblicarla.
Le storie di Vitali, leggendole, sembrano 'facili'. Scorrono rapide e senza freni come le acque del fiume Pioverna nel famoso Orrido che attira tanti turisti nella cittadina del lago.
Sembra facile, ma non lo è.
Vitali ha questa capacità di trascinarti nella storia, fartela vivere, farti vedere le vie, l'acqua, le bellezze e le bruttezze degli abitanti, come pochi sanno fare.
E pazienza se poi, come qualcuno dice, le storie alla fine sembrano tutte uguali.
È la sua forza. È la vita che in fondo è tutta uguale e che si ripete fino alla noia.
E Vitali ce la rende meno noiosa.
Una unica osservazione. Questo libro ha una marea di cosiddette 'parolacce'. Non so se sono io che durante la lettura ho 'avvertito' di più la loro presenza, se è sempre così, o che altro.
A volte cascano meravigliosamente nel testo, dando quel tocco in più geniale e dai tempi perfetti. A volte secondo me sono superflue.
Senza fare il moralista, intendiamoci...

martedì 10 aprile 2012

Zia Antonia sapeva di menta

di Andrea Vitali - Garzanti


Prima o poi, tutti facciamo quella fine lì, invecchiamo. Non c’è speranza. Anche se ormai molti a 60anni si vestono come mio figlio che ne ha 8... e a 70 come mio nipote che ne ha 20. Si inganna solo se stessi.
Vitali questa volta sceglie una casa di cura per anziani - di stretto ordine religioso - come scenario principale per un tentato raggiro, questioni ereditarie, affetti sinceri e filiali bancarie.
Questa prova dell’autore lacustre è più lieve di molte altre. Nonostante l’intrigo, la famelica voglia di accaparrarsi la ‘roba’ e i soldi, nonostante le bassezze di gente piccola, Vitali riesce a raccontare il tutto con la sua insolita leggerezza.
Ci trasporta in un intricata storia dove gli affetti, quelli veri, una volta tanto, hanno la meglio, contro l'ignoranza, l'egoismo e la cattiveria.
Il lago è sempre nello sfondo, grigio e torbido nei giorni di pioggia, blu e invitante nelle giornate di bel tempo. E le vie di Bellano, intricate e misteriose, riescono ancora oggi, dopo non so quanti libri, a condurci verso una lettura piacevole e soave, strappandoci sorrisi e suoni di approvazione.
Forse, lo dico spesso, Vitali scrive troppo. Dovrebbe centellinare un po’ di più i suoi racconti. Ma è anche vero che dopo un po’ ci si chiede: ‘Ma Vitali non scrive più?’, mostrando seri segni di crisi d’astinenza...

martedì 26 luglio 2011

La leggenda del morto contento

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali si sta immalinconendo, oppure semplicemente cambia clima, non meteorologico, della sua Bellano. Provare per credere.
Con questa fatica si catapulta improvvisamente, e ci porta con sé, negli anni immediatamente precedenti all'unità d'Italia, con ancora gli austriaci che la fanno da padrone nel nord italico.
Una storia di acqua, morti, tristezze, meschinità di paese, abbandoni e infinite malinconie.
Il libro non è brioso, divertente, ironico come gli altri.
Non so se sarà una tendenza anche nei prossimi scritti del medico lacustre, ma con questa opera Vitali si avvicina al Simenon romanziere (non a quello di Maigret, intendo).
La vicenda triste e malinconica del protagonista, la sua arrendevolezza, la sua inadeguatezza al mondo, la sua voglia di solitudine, di silenzio e di marginalità sociale, lo avvicinano moltissimo agli eroi simenoniani che Adelphi puntualmente sta pubblicando.
Lepido, il protagonista 'negativo' del libro di Vitali, vive la sua sconfitta nella vita con rassegnazione, anzi con gioia, fino all'estremo sacrificio, affrontato comunque con un sorriso beffardo e di vittoria.
È nella morte che si riscatta, alla faccia di tutto e tutti.
Sullo sfondo Bellano, fredda e umida come il lago sa essere, che tutto assorbe e tutto digerisce.
Splendido libro, checché se ne dica.
Saper scrivere come Vitali, con la sua presunta facilità, è fonte di invidia perenne e infinita voglia di imitarlo...

mercoledì 23 febbraio 2011

Il meccanico Landru

di Andrea Vitali - Garzanti

Lascia il segno questo nuova opera di Vitali. Lo lascia negli occhi, nella mente e nel cuore. Il piccolo mondo di Bellano, anche questa volta, diventa il centro dell'universo, crocevia degli equilibri politici, area test per il matrimonio perfetto, terreno fertile per i cialtroni e i gli arrampicatori sociali.
Questa volta l'evento epocale del paesino lacustre è la calata di un gruppo di meccanici specialisti che devono concorrere all'installazione di nuove tecnologie nel cotonificio locale.
Da lì alla rissa nell'evento dell'anno il passo è breve, con commistioni politiche, aspirazioni sentimentali e partite di calcio contro l'odiata Dervio.
Il meccanico Landru rimane solo, con un freddo cane e un vento che taglia la pelle, a fronteggiare il paese tutto con un solo obbiettivo: mungerlo per bene, farsi più donne possibili, per poi scappare con il gruzzolo che è riuscito a mettere insieme.
La fine è tragica-comica, mette tutto a posto, scalza i cialtroni dal loro posto e apre addirittura una finestra sul post liberazione con l'immancabile, italica, piroetta che mette tutto a tacere.
Il libro è bellissimo, ritmico, saltellante, spigliato, comico, divertente, dissacrante.
Leggere Vitali, quasi sempre, è sempre una cosa buona e giusta. Viene trascinato in questo mondo sospeso del passato, con questi personaggi dai nomi dei nostri nonni, con i ritmi rallentati, e con davanti il futuro ancora da disegnare. Con tutte le illusioni che ne comporta.
Prendetelo e leggetelo tutti. Fa bene.

mercoledì 13 maggio 2009

Almeno il cappello

di Andrea Vitali - Garzanti

mmmmhhh, che dire? Ne spara a raffica di libri il Vitali, nell'ultimo periodo. E forse questo è il suo errore. Le storie minimaliste lacustri della bellissima Bellano hanno una funzione 'rilassante' sul lettore, almeno su di me. Ma c'è un ma.
Un ma che da qualche libro affiora alle labbra, che spinge nella testa, che si fa largo.
Due i problemi che rilevo, modestamente: i libri sono diventati troppo lunghi, e quindi queste storie di paese, questi ritratti di personaggi ai confini del mondo e del tempo a un certo punto tendono tutti a somigliarsi. A volte un po' stufano!
Io continuerò a leggerli, intendiamoci, se a qualcuno interessa. Proprio perché hanno una valenza sopra tutte. Riescono assolutamente a traghettarti nel tempo, nei vicoli, a farti sentire la puzza dell'acqua del lago, a respirare l'aria profumata della primavera... e alla fine di qualche pagina sei straordinariamente riposato, rilassato e potenzialmente più 'buono'. Ridicolo? no, provateci e fatemi sapere.

venerdì 27 marzo 2009

Dopo lunga e penosa malattia

di Andrea Vitali - Garzanti

La prima volta di Vitali nel mondo del 'giallo'. Una storia semplice di tradimenti di paese e di danaro da proteggere, che coinvolge famiglia, amanti, dottori e trattorie di poco conto. A un certo punto, come ogni giallo che si rispetti, c'è un elemento che fa intendere chi sta dietro all'intrigo. Bello, pulito, lineare. Le storie del lago ritornano alla grande.

mercoledì 25 marzo 2009

La modista

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali comincia a dare segni di affaticamento letterario. Se avessi potuto parlare con l'editor della Garzanti che ha curato il libro prima della pubblicazione gli avrei suggerito un drastico alleggirimento. Si ripete, si attorciglia, si riparla addosso. L'atmosfera è sempre quella, lontana e per questo affascinante. Ma i personaggi, punto di forza dei libri di Vitali, in questo ultimo lavoro sono pesanti, lenti e affaticati. Tornano come una giostra, annoiando. Bellano rimane splendida.

 
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