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giovedì 9 giugno 2016

Le mele di Kafka

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali è sempre fenomenale. Sia nella creazione di storie al limite del surreale, sia per i contesti e gli ambienti, sia per i personaggi, sia per i loro nomi propri, vere chicche in ricordo di un mondo che non c'è più. Ma questa volta c'è un ma.
Le bocce, le mele, i funerali, il passato che ritorna, le gite, i pullman e l'ineffabile e onnipresente sciur curato che tutto guida e tutto maneggia, aiutato e imbeccato dall'impareggiabile perpetua. C'è tutto in questo in questa nuova storia lacustre, questa volta ambientata alla fine degli anni '50.
È l'ennesimo racconto che ci mostra l'Italietta di quegli anni, un po' bigotta e molto beghina, solidale e chiusa a riccio, ignorante ma buona e seria lavoratrice.
Ma questa volta, come dicevo, c'è un ma.
È come se Vitali si fosse trovato senza carta, o con la penna senza inchiostro. Oppure, per darci una ventata innovativa, come se al computer di lavoro, improvvisamente fosse mancata la luce, e lo scrittore non avesse più alcun modo di continuare.
Oppure, più banalmente, l'autore si è semplicemente stufato di tuta quella gente e l'ha piantata lì.
Il finale, ecco.
Mozzato lì, lasciato alla libera interpretazione, o meglio alla libera immaginazione.
Sicuramente una scelta, ma io alla fine ho girato l'ultima pagina convinto che ce ne sarebbero state altre, e invece sono rimasto lì come un baluba.
Secondo me manca qualcosa...

lunedì 27 aprile 2015

Quattro sberle benedette

di Andrea Vitali - Garzanti

Anche il clero, si sa, ha i suoi problemi. Francesco è arrivato anche per bastonare e per rimetterlo in riga. Speriamo... Ma non tutta l'erba è un fascio, soprattutto nei lontani anni Venti (e scusate il gioco di parole).
Vitali ci accoglie con perizia e delicatezza in una sordida e peccaminosa storia in cui il clero lacustre sembra essere coinvolto.
Una storia brutta, che fa parlare le male lingue del luogo, e che partorisce lievi e poetiche lettere anonime che hanno l'obiettivo di sbattere in prima pagina i colpevoli.
Ma poi le nubi cominciano a diradarsi all'orizzonte, i venti si placano, le fronti si distendono e il paese ritrova le sue certezze.
All'ombra di bambini in arrivo dal sesso incerto, viaggi in treno 'addirittura' fuori dalla provincia e terrori all'orizzonte di trasferimenti e avvicendamenti.
Il paese ci tranquillizza, la storia ci conduce, e le menti si calmano.
Vitali è un toccasana per la crisi. Andrebbe diffuso e reso obbligatorio (la lettura dei suoi libri...) in tutto il paese.
Chi si rifiuta, un punto di spread in più.

giovedì 1 maggio 2014

Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

di Andrea Vitali - Rizzoli

Ci sono strani segnali in questo libro di Vitali che mettono in allarme il fidato e fedele lettore delle opere del dottore lacustre di Bellano. Strani e inquietanti.
Non vorrei che fosse il successo, non vorrei che il cambio d'autore (il colosso Rcs che sicuramente 'impone' di più della Garzanti in forte crisi), non vorrei che la voglia di gigantismo imperversi e renda tutto più complicato, ma questo è il primo libro di Vitali che ho faticato a concludere, che mi ha annoiato alla morte e che mi ha fatto fare una serie di domande su qual è l'obbiettivo dell'autore.
Il libro è lunghissimo, non finisce mai, ha una storia contorta e intrecciata fino alla morte, cosa che la rende non solo un po' inverosimile, ma soprattutto quasi incomprensibile.
Troppe vicende che si intrecciano, troppi flashback senza avviso che compaiono, troppi personaggi minori che arrivano e se ne vanno, troppi nomi, troppo tutto.
E siccome probabilmente Bellano comincia a stare stretto, qui ci si avventura fino a Monza e Lecco, si coinvolgono personaggi 'di fuori', si allargano gli orizzonti, perdendo quella freschezza che quasi tutti i libri di Vitali ci ha garantito.
Per questo mi domando dove l'autore vuole arrivare, anche grazie al salto di qualità dell'editore, che forse ha altre ambizioni, non solo economiche.
Vediamo cosa succede nei prossimi, sperando che non sia prestissimo.
E' meglio che Vitali si faccia un po' più attendere, pena un'inflazione bellanese poi irrecuperabile.

lunedì 24 marzo 2014

Le tre minestre

di Andrea Vitali - Mondadori

Vi ricordate quando eravate piccoli e la mamma - almeno ai miei tempi - vi costringeva a mangiare la minestra 'così almeno mangi un po' di verdura che ti fa bene'?
Bene, cosa c'era di peggio?
Mangiare quella ministra quando era insipida e senza sapore, cosa che a casa mia capitava spesso.
Ecco questo libro è senza sapore, insipido, e anche un bel po' noioso.
Vitali è caduto nella trappola di parlare di sé e della sua vita, sull'onda del successo, e forse anche per fare un po' il verso al lessico familiare di più famosa memoria.
Ma ne viene fuori un noioso racconto di episodi e di rincorse parentali che, almeno a me, grande fan dello scrittore lacustre, hanno annoiato fino alla morte, fino al punto di saltare alcune parti e pagine, con sensi di colpa che non riuscirò a lavare neanche immergendomi nel fiume sacro tanto caro agli dei.
Che dire d'altro? Nulla.
Non è un caso che il libro non è editato da Garzanti ma da un altro editore, ora proprietario del social network su cui scrivo.
Un segno divino o di vino?

martedì 3 settembre 2013

Un bel sogno d'amore

di Andrea Vitali - Garzanti

Chissà se il titolo è una coincidenza o un omaggio più o meno velato al grande Jannacci (...'rincorreva già da tempo, un bel sogno d'amore. El purtava i scarp de tennis...'). Comunque anche questa ultima opera letteraria di Vitali racconta di voglia d'amore, di una famiglia, di una vita normale, di un po' di felicità.
A Bellano, agli inizi anni Settanta, una coppia cerca la sua strada, un ladro di polli anche un po' deficiente cerca a tutti i costi di mettersi nei guai con la giustizia, una madre ingombrante vuole consolazione da suo figlio fino a una svolta impensabile, una pettegola vicina sbircia dalle persiane ogni cosa succede ricordandoci che non 'siamo mai soli', i carabinieri che vigilano e si godono lo spettacolo con inaspettata ironia.
È il consueto ritratto della cittadina lacustre tra miserie culturali, grandi solidarietà, amicizie e amori impossibili, meschinità umane al limite della patologia sociale.
Fino a un lieto fine, almeno in parte, che corona tutti gli sforzi della giovane protagonista, vincitrice su tutti i fronti, tranne che sul fronte della trasgressione, della voglia di stupire, della voglia di scuotere soprattutto se stessa.
L'inizio è formidabile, con il proibitissimo 'Tango' di Bertolucci che sbarca nella sonnolenta comunità del lago, sovvertendo equilibri, facendo sognare la metà dei cittadini e facendo scandalizzare (ma che curiosità, eh?) l'altra metà.
Fenomenale come sempre, tra gli alti e bassi di una produzione letteraria cospicua e incessante, comunque sempre di alto livello.

sabato 22 dicembre 2012

Regalo di nozze

di Andrea Vitali - Garzanti

Un volo nel tempo con Vitali è un'esperienza sempre affascinante. Anche se il velivolo, in questo caso, è solo una bianca e semplice 600.
Non è tra le più brillanti questa prova dello scrittore del lago, anzi, è uno di quelli meno riusciti, almeno ai  miei occhi.
La storia è un po' stanca, è un continuo feedback, un costante voltarsi al passato, per cercare, come spesso accade, di comprendere il presente.
Un presente che ha al centro un giovane in odore di matrimonio, con una madre vedova in odore di solitudine e una 600 bianca in odore di ritornare al mondo.
E un passato che vede lo zio Pinuccio, gagà d'altri tempi, spiantato e alla continua ricerca di un'avventura, che riemerge tra i flutti lacustri nostrani.
Ma la storia manca di ironia, manca di quel sottile sense of humor, di quella voglia di guardare tutto con un sottile sorriso sulle labbra, anche se sempre con grande rispetto.
La storia inizia, si arrotola, si divide, si sviluppa, ma sembra quasi non finire.
L'ultima pagina si chiude in modo amaro, lasciando un senso di manchevolezza.
Insomma, la produzione di Vitali è intensa, continua, immensa direi.
Non tutte le opere possono essere all'altezza della sua fama.

venerdì 4 maggio 2012

Galeotto fu il collier

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali è meglio dello sciroppo della tosse, dell'aspirina con il mal di testa, dell'antidepressivo dopo una delusione d'amore. Vitali è una certezza per volare via con testa e corpo in un mondo che non c'è più e scappare dall'oggi sempre più improponibile.
Questa volta la Bellano degli anni Trenta ci mostra un intreccio di famiglie e denari che ha a dir poco del miracoloso.
Possiamo fare un gioco, tutti insieme.
Prendiamo madri ossessive, giovani che scalpitano, monete d'oro dai medievali ricordi, piccoli poteri locali, il Ventennio sempre più anacronistico e ripiegato sulle sue pochezze umane, e giovani nipoti orrende da piazzare.
Mettiamo tutto in un frullatore, a motore letterario.
Accendiamo e... via.
Il problema che ci vuole un Vitali che sappia mettere insieme la storia, assemblarla con uno stile e un linguaggio adatto, scriverla e poi pubblicarla.
Le storie di Vitali, leggendole, sembrano 'facili'. Scorrono rapide e senza freni come le acque del fiume Pioverna nel famoso Orrido che attira tanti turisti nella cittadina del lago.
Sembra facile, ma non lo è.
Vitali ha questa capacità di trascinarti nella storia, fartela vivere, farti vedere le vie, l'acqua, le bellezze e le bruttezze degli abitanti, come pochi sanno fare.
E pazienza se poi, come qualcuno dice, le storie alla fine sembrano tutte uguali.
È la sua forza. È la vita che in fondo è tutta uguale e che si ripete fino alla noia.
E Vitali ce la rende meno noiosa.
Una unica osservazione. Questo libro ha una marea di cosiddette 'parolacce'. Non so se sono io che durante la lettura ho 'avvertito' di più la loro presenza, se è sempre così, o che altro.
A volte cascano meravigliosamente nel testo, dando quel tocco in più geniale e dai tempi perfetti. A volte secondo me sono superflue.
Senza fare il moralista, intendiamoci...

martedì 10 aprile 2012

Zia Antonia sapeva di menta

di Andrea Vitali - Garzanti


Prima o poi, tutti facciamo quella fine lì, invecchiamo. Non c’è speranza. Anche se ormai molti a 60anni si vestono come mio figlio che ne ha 8... e a 70 come mio nipote che ne ha 20. Si inganna solo se stessi.
Vitali questa volta sceglie una casa di cura per anziani - di stretto ordine religioso - come scenario principale per un tentato raggiro, questioni ereditarie, affetti sinceri e filiali bancarie.
Questa prova dell’autore lacustre è più lieve di molte altre. Nonostante l’intrigo, la famelica voglia di accaparrarsi la ‘roba’ e i soldi, nonostante le bassezze di gente piccola, Vitali riesce a raccontare il tutto con la sua insolita leggerezza.
Ci trasporta in un intricata storia dove gli affetti, quelli veri, una volta tanto, hanno la meglio, contro l'ignoranza, l'egoismo e la cattiveria.
Il lago è sempre nello sfondo, grigio e torbido nei giorni di pioggia, blu e invitante nelle giornate di bel tempo. E le vie di Bellano, intricate e misteriose, riescono ancora oggi, dopo non so quanti libri, a condurci verso una lettura piacevole e soave, strappandoci sorrisi e suoni di approvazione.
Forse, lo dico spesso, Vitali scrive troppo. Dovrebbe centellinare un po’ di più i suoi racconti. Ma è anche vero che dopo un po’ ci si chiede: ‘Ma Vitali non scrive più?’, mostrando seri segni di crisi d’astinenza...

domenica 4 dicembre 2011

A partire dai nomi

di Andrea Vitali - Liguori editore

Questo lo trovo per caso girando sulla rete. Uno dei primi libri dell'autore che ha fatto del lago di Como (scusate di Lecco), il terreno fertile per seminare e raccogliere storie, personaggi, amori, lotte e ineguagliabili racconti.
Ma questo è uno dei racconti - il libretto è breve e agile - più angoscianti, più penetrabili, più terrificanti che mi sia mai capitato di leggere.
Io non amo né la letteratura fantastica né tantomeno quella di tensione oltre il lecito.
Ma questo lavoro ti inchioda di fronte a una strana storia di scomparse, di inchieste giornalistiche e di nomi che sembrano svanire nel nulla.
Un mondo che ha scelto di non darsi limiti nella ricerca, sia scientifici sia morali, è destinato a scomparire, inghiottito da se stesso e dai mostri che ha creato.
Vitali con questo libro sceglie la denuncia, lancia un allarme, urla ai sette venti che il pericolo è dietro l'angolo e che non vogliamo e non dobbiamo fidarci.
L'ansia monta in queste poche pagine, con un finale che lascia aperto tutto, discussioni, evoluzioni, tragiche fini.
Un Vitali lontano anni luce da Bellano, e forse per questo molto meno rassicurante.
L'edizione che ho trovato è del 1994, ed è un'edizione per a scuola, con qualche esercizio in fondo al libro.
Non mi sembra molto adatto...

martedì 26 luglio 2011

La leggenda del morto contento

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali si sta immalinconendo, oppure semplicemente cambia clima, non meteorologico, della sua Bellano. Provare per credere.
Con questa fatica si catapulta improvvisamente, e ci porta con sé, negli anni immediatamente precedenti all'unità d'Italia, con ancora gli austriaci che la fanno da padrone nel nord italico.
Una storia di acqua, morti, tristezze, meschinità di paese, abbandoni e infinite malinconie.
Il libro non è brioso, divertente, ironico come gli altri.
Non so se sarà una tendenza anche nei prossimi scritti del medico lacustre, ma con questa opera Vitali si avvicina al Simenon romanziere (non a quello di Maigret, intendo).
La vicenda triste e malinconica del protagonista, la sua arrendevolezza, la sua inadeguatezza al mondo, la sua voglia di solitudine, di silenzio e di marginalità sociale, lo avvicinano moltissimo agli eroi simenoniani che Adelphi puntualmente sta pubblicando.
Lepido, il protagonista 'negativo' del libro di Vitali, vive la sua sconfitta nella vita con rassegnazione, anzi con gioia, fino all'estremo sacrificio, affrontato comunque con un sorriso beffardo e di vittoria.
È nella morte che si riscatta, alla faccia di tutto e tutti.
Sullo sfondo Bellano, fredda e umida come il lago sa essere, che tutto assorbe e tutto digerisce.
Splendido libro, checché se ne dica.
Saper scrivere come Vitali, con la sua presunta facilità, è fonte di invidia perenne e infinita voglia di imitarlo...

mercoledì 23 febbraio 2011

Il meccanico Landru

di Andrea Vitali - Garzanti

Lascia il segno questo nuova opera di Vitali. Lo lascia negli occhi, nella mente e nel cuore. Il piccolo mondo di Bellano, anche questa volta, diventa il centro dell'universo, crocevia degli equilibri politici, area test per il matrimonio perfetto, terreno fertile per i cialtroni e i gli arrampicatori sociali.
Questa volta l'evento epocale del paesino lacustre è la calata di un gruppo di meccanici specialisti che devono concorrere all'installazione di nuove tecnologie nel cotonificio locale.
Da lì alla rissa nell'evento dell'anno il passo è breve, con commistioni politiche, aspirazioni sentimentali e partite di calcio contro l'odiata Dervio.
Il meccanico Landru rimane solo, con un freddo cane e un vento che taglia la pelle, a fronteggiare il paese tutto con un solo obbiettivo: mungerlo per bene, farsi più donne possibili, per poi scappare con il gruzzolo che è riuscito a mettere insieme.
La fine è tragica-comica, mette tutto a posto, scalza i cialtroni dal loro posto e apre addirittura una finestra sul post liberazione con l'immancabile, italica, piroetta che mette tutto a tacere.
Il libro è bellissimo, ritmico, saltellante, spigliato, comico, divertente, dissacrante.
Leggere Vitali, quasi sempre, è sempre una cosa buona e giusta. Viene trascinato in questo mondo sospeso del passato, con questi personaggi dai nomi dei nostri nonni, con i ritmi rallentati, e con davanti il futuro ancora da disegnare. Con tutte le illusioni che ne comporta.
Prendetelo e leggetelo tutti. Fa bene.

lunedì 22 marzo 2010

La mamma del sole

di Andrea Vitali - Garzanti

Io ho un debole per Vitali. E quando si ha un debole per qualcuno si è poco obiettivi, si vede la luce anche quando c'è penombra.
Questa è l'ennesima volta dello scrittore di lago che ci trascina, dolcemente, nel ventennio, a Bellano, tra carabinieri, morti, vetri rotti e caldo infernale.
E' l'atmosfera che la fa da padrone. E' l'ambiente, il senso di realtà sospesa che rende tutto ciò affascinante e intrigante.
Due donne nel mistero del lago e due storie opposte, per certi versi molto simili.
E un mondo che non c'è più che guarda il tutto dall'alto, sorridendo, prendendosi gioco di se stesso, lasciando spazi all'ironia, al grottesco, alla cattiveria e alla dolcezza.
Bello leggere Vitali.

martedì 8 dicembre 2009

Pianoforte vendesi

di Andrea Vitali - Garzanti
E' un racconto lungo l'ultima fatica di Vitali. Un piccolo libretto che è sospeso tra realtà, fantasia, sogno e mistero.
A Bellano in un anno che non si sa, durante la festa dell'Epifania, un losco figuro si aggira per il paese con un unico obbiettivo: approfittare della confusione consueta per borseggiare a più non posso, indisturbato.
Ma la comparsa di un pianoforte sconvolge la serata del ladro pasticcione. E soprattutto la 'diceria' che il giorno dell'Epifania i morti ritornano sui loro passi e, per un giorno soltanto, riprendono possesso delle loro cose.
E ' una storia fantastica, che balla in continuazione tra realtà e immaginazione.
Vitali ormai ci sta abituando a continui cambiamenti, a salti repentini tra la commedia di paese al giallo, dal drammone  al viaggio fantastico.
Questo è una chicca per estimatori. Anche se so che la maggioranza dei lettori non saranno daccordo con me.

mercoledì 13 maggio 2009

Almeno il cappello

di Andrea Vitali - Garzanti

mmmmhhh, che dire? Ne spara a raffica di libri il Vitali, nell'ultimo periodo. E forse questo è il suo errore. Le storie minimaliste lacustri della bellissima Bellano hanno una funzione 'rilassante' sul lettore, almeno su di me. Ma c'è un ma.
Un ma che da qualche libro affiora alle labbra, che spinge nella testa, che si fa largo.
Due i problemi che rilevo, modestamente: i libri sono diventati troppo lunghi, e quindi queste storie di paese, questi ritratti di personaggi ai confini del mondo e del tempo a un certo punto tendono tutti a somigliarsi. A volte un po' stufano!
Io continuerò a leggerli, intendiamoci, se a qualcuno interessa. Proprio perché hanno una valenza sopra tutte. Riescono assolutamente a traghettarti nel tempo, nei vicoli, a farti sentire la puzza dell'acqua del lago, a respirare l'aria profumata della primavera... e alla fine di qualche pagina sei straordinariamente riposato, rilassato e potenzialmente più 'buono'. Ridicolo? no, provateci e fatemi sapere.

venerdì 27 marzo 2009

Dopo lunga e penosa malattia

di Andrea Vitali - Garzanti

La prima volta di Vitali nel mondo del 'giallo'. Una storia semplice di tradimenti di paese e di danaro da proteggere, che coinvolge famiglia, amanti, dottori e trattorie di poco conto. A un certo punto, come ogni giallo che si rispetti, c'è un elemento che fa intendere chi sta dietro all'intrigo. Bello, pulito, lineare. Le storie del lago ritornano alla grande.

mercoledì 25 marzo 2009

La modista

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali comincia a dare segni di affaticamento letterario. Se avessi potuto parlare con l'editor della Garzanti che ha curato il libro prima della pubblicazione gli avrei suggerito un drastico alleggirimento. Si ripete, si attorciglia, si riparla addosso. L'atmosfera è sempre quella, lontana e per questo affascinante. Ma i personaggi, punto di forza dei libri di Vitali, in questo ultimo lavoro sono pesanti, lenti e affaticati. Tornano come una giostra, annoiando. Bellano rimane splendida.

La modista

di Andrea Vitali - Garzanti

Vitali comincia a dare segni di affaticamento letterario. Se avessi potuto parlare con l'editor della Garzanti che ha curato il libro prima della pubblicazione gli avrei suggerito un drastico alleggirimento. Si ripete, si attorciglia, si riparla addosso. L'atmosfera è sempre quella, lontana e per questo affascinante. Ma i personaggi, punto di forza dei libri di Vitali, in questo ultimo lavoro sono pesanti, lenti e affaticati. Tornano come una giostra, annoiando. Bellano rimane splendida.

 
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