martedì 9 settembre 2014

Beatles

di Ernesto Assante e Gino Castaldo - Laterza

Lezioni, vere e proprie lezioni per l'esame di Beatles 1, ecco cosa sono queste pagine frutto di una serie di conferenze tenute a Roma a opera dei due menestrelli dell'informazione, Assante e Castaldo.
Di Beatles so tutto, anzi ne so più io di loro quattro messi insieme, ma ogni volta che un nuovo libro compare sul mercato, io lo compro, lo leggo e lo digerisco.
Questo - sembra strano, ma è così - è diverso da tutti gli altri, anche se la sua struttura è quella consueta, disco per disco. Ma ha qualcosa di insolito, che rende tutto molto piacevole.
Ogni disco è inquadrato da una piccola introduzione storica (politica e sociale) e da una sorta di anticipazione in pillole di quello che si leggerà dopo.
Ma soprattutto ogni 'lezione' è infarcita non tanto di aneddoti e chissà quale informazione mai rivelata prima, ma da angolature differenti, notizie che si leggono con un occhio molto più attento.
Non riesco a capire - bisognerebbe rileggerlo un'altra volta, forse - se è una questione stilistica (i due sono giornalisti, non sono i soliti scrittori mancati che si buttano sule 'biografie' perché non sanno partorire un'idea una) e quindi hanno una narrazione sul campo, oppure perché la passione verso i Fab Four dei due autori è talmente immensa che riescono trasferirla tra le righe rendendo tutto piacevole e di interesse.
Ma soprattutto per perché il leit motiv di tutto il libro è mostrare al lettore perché 'tutto' è iniziato grazie al quartetto inglese. Punto.
Comunque l'operazione, per nulla facile, di raccontare i Beatles oggi è una di quelle sfide che pochi possono raccogliere.
Si è scritto tutto, si è detto tutto, si è filmato tutto (tra poco arriva anche il documentario di Ron Howard), si è visto tutto. Chi si avventura in un'impresa simile o è pazzo o ha talmente la fora della ragione per costruire operazioni editoriali come questa che ci allieta i cuore leggendola e che ci fa comprendere ancora una volta dell'immensa grandezza, musicale e sociale, dei quattro di Liverpool.

martedì 2 settembre 2014

Intervista immaginaria con Karl Marx

di Donald Sassoon - Castelvecchi

Allora, l'operazione è molto azzardata, soprattutto perché avviene a opera di un allievo del grande Hobsbawn, che ci ha da poco lasciati. Molto azzardata e al limite del sacrilego.
E infatti mi sembra un puro divertissement, senza alcun obbiettivo né storiografico né di revisione politico-filosofico-economica.
Sono pagine che si leggono in un fiato, prevedono una qualche conoscenza delle opere del grande pensatore, qualche infarinatura di tutto quanto è sinistra e un po' di humour, anzi molto.
'Marx' si abbandona a commenti postumi, sull'evoluzione della storia, sulle lotte per un mopndo migliore, si picca di puntualizzare che di 'dittatura del proletariato' lui, ne ha parlato pochissimo e che di comunismo anche.
Tutte cose che sappiamo benissimo, che aggiungono un po' di pepe al dibattito e che aumentano quella sorta di tentativo di recupero teorico e politico al quale stiamo assistendo da un po' di tempo a questa parte.
Poveri untorelli...ma a quanto pare il fallimento del capitalismo sta cominciando a riproporre domande su nuove forme di organizzazione dello stato e dell'economia. Ben arrivati!!!!
Dopo di che questa operazione editoriale lascia il tempo che trova, è un po' inutile, non avvicina a Marx chi non lo conosce e anzi lascia un po' di amaro in bocca a chi ha visto il pensatore tedesco come un punto di riferimento serio e non come una protagonista di una romanzo d'appendice.
Voto contro e non mi piace.

lunedì 1 settembre 2014

Questa non è una canzone d'amore

di Alessandro Rebecchi - Sellerio

È un bel giallo questo, credo d'esordio. C'è una bella storia, il messaggio sociale, la Milano che si conosce, la tv trash e schifosa che ci ammorba tutti i giorni, le donne e gli uomini. Un bell'intreccio e un bel finale. Ma c'è un ma...
C'è una scelta in questo libro, narrativa intendo, che contesto con la massima forza. Una scelta che mi ha quasi portato ad abbandonare il libro, cosa che mi è
successa veramente poche volte nel mia misera vita di lettore insaziabile.
Ogni frase, ogni riga è una battuta, forte e divertente o sottile ironia. Ogni cosa è oggetto di scherno o dissacrazione, come se l'autore non avesse la forza di vivere, dal punti di vista letterario, con le semplici parole che sono cascate sotto le sue dita.
Provate a leggerlo e mi dite.
Soprattutto la prima metà e oltre, è un fuoco di fila di battutine, ironie, caustiche osservazioni, continui rimandi a temi comici.
Insopportabile.
Poi ero in vacanza, decisamente più rilassato, con un sacco di tempo da riempire grazie alla pioggia continua e alle nubi basse che ricordavano la nebbia novembrina, e quindi sono riuscito a digerire il tutto.
Nell'ultimo terzo del libro, come se l'autore si fosse reso conto, questo atteggiamento diminuisce, piano piano, rendendo il finale - ricco di suo - piacevole e appassionante.

La strada verso casa

di Fabio Volo - Einaudi

Sarà che l'età che avanza mi 'costringe' a frequentare gente ormai molto più giovane di me, sarà che un po' per lavoro e un po' per curiosità innata i 'fenomeni' sociali li voglio conoscere e capire, sta di fatto che mi sono fatto convincere (con un ebook però...) a leggere un libro a caso del grande autore bresciano. Mi piace un po' di autolesionismo, ma solo un po'...
La storiella rimane in piedi per carità, con i fratelli che si amano/odiano come nel 99% delle famiglie, con il decesso del padre che devasta gli equilibri, con il lavoro che si perde, con i 'cervelli' in fuga, con l'insopportabile presenza delle donne che non sanno cosa fare...
Veramente c'è tutto quanto di scontato esiste nella vita di tutti giorni.
Tutto, condito e infarcito con una narrativa e un linguaggio semplicesemplice, schiacciando in continuazione l'occhiolino al lettore e al marketing. Insomma una furbata.
Per carità, tutto degnissimo, tutto appropriato, senza particolari 'sbrodeghezzi' direbbe il papà Ginzburg. Ma c'è proprio poco tra queste pagine.
Questa è l'ultima fatica di Volo, non ho letto gli altri, e non intendo farlo, se non sotto minaccia armata da parte di qualche gruppo terrorista di qualche angolo del mondo.
Credo di non essere in target, credo di essere fuori dai suoi referenti, credo che la vita sia un'altra cosa, e soprattutto debba essere narrata in un altro modo.
A ciascuno il suo, scriveva Sciascia.
Ecco.

lunedì 25 agosto 2014

La fortuna dei Wise

di Stuart Nadler - Bollati Boringhieri

Polpettone alla yankee, a base di american dream come ingrediente di base, un po' di razzismo come amalgama, rapporto conflittuale padre/figlio come nelle migliori famiglie, passato/presente/futuro come condimento forte, e come contorno un finale a sorpresa che non sorprende proprio nessuno.
Agli autori americani piace la genesi familiare, piace inoltrarsi tra le mura domestiche, e sempre allo stesso modo.
Un povero avvocatucolo di provincia si inventa il business della vita con le class action contro le compagnie aeree che cominciano a muovere i primi passi nel dopoguerra, e cominciano quindi ad avere incidenti. Ma anche treni e non so cos'altro.
Con molta determinazione, molto intuito, molto mestiere, senza guardare in faccia a nessuno. Non tanto per difendere i consumatori, ma per difendere - molto - il proprio conto in banca.
E il figlio, il protagonista, che cresce in questa famiglia che dal nulla ha tutto, come nei migliori romanzi d'appendice, cerca di smarcarsi e di allontanarsi dal papà 'cattivo'.
Per poi caderci dentro alla grande, perché è più comodo così.
Un libro scontato e un po' inutile, che ci butta addosso tutti i cliché americani - senza sapere che sono cliché - che vuole sembrare un po' di denuncia e un po' di rinuncia, un po' storia d'amore e un po' di riscatto morale e sociale.
Neanche scritto bene.
A Roma direbbero '... na sola'!

Una piccola libreria a Parigi

di Nina George - Feltrinelli

Prendi Parigi - che è già una bella mossa, aggiungi la Senna, aggiungi i libri e una libreria galleggiante - non si sbaglia mai!, prendi il dolore dell'abbandono e gli amori perduti, condisci tutto con il viaggio/fuga che ognuno di noi ha in testa da quando è nato, et voilà, ecco il libro più 'paraculo' che abbia mai letto. Pure divertente.
Ma dovrebbe essere vietata per legge un libro così e bisognerebbe 'condannare' la casa editrice e l'autore, ensemble!, a una pena che li costringa a leggere tutto Dante Alighieri e tutto il Capitale di Marx in sanscrito.
Una storiella ben condita, dicevo, con tutti quegli elementi che possono catturare un animo sensibile e sognatore come il mio.
Ma a tutto c'è un limite, perché anche il cuore, e i sogni, vogliono avere delle basi più solide su cui appoggiarsi.
L'unica cosa che si salva è l'idea di una libreria su un barcone sul fiume, che non so se ha fondamento reale o cosa, ma potrebbe essere una buona idea di business. Se non si soffre di mal di mare...
Per il resto il libro, soprattutto nel suo viaggio strampalato sui corsi d'acqua transalpini alla ricerca di donne passate e felicità future, sembra tutto costruito schiacciando l'occhiolino al lettore, che come me, ci casca per poi ritrovarsi con molto amaro in bocca. Vergognandosi anche un po'.
Forse nel processo che verrà intentato contro autori ed editori, tra gli imputati, bisognerebbe aggiungere anche i lettori, per lo meno con l'accusa di complicità.
In questo caso mi autodenuncio, venitemi a prendere, sono colpevole!
Mandatemi degli aranci in carcere, avrò bisogno di vitamine!!


lunedì 21 luglio 2014

La ricetta del vero amore

di Nicolas Barreau - Feltrinelli

Mah, signur signur, io adoro i libri con storie d'amore - preferibilmente a lieto fine - ma c'è un limite a tutto. Questa è una baggianata, con finale ancora più scontato di Biancaneve e i sette nani, giuro!
Questo è un raccontino fresco fresco e piccolo piccolo, con una storia banale e scontata in cui l'attrazione e l'amore di uno per una si conclude grazie anche a un espediente di più vecchio del mondo, forse...
Barreau ha fatto la sua fortuna raccontando uomini e donne che si annusano, si frequentano, lottano per la coppia, e convolano, se non a nozze, almeno verso la felicità assoluta e totale.
Ma dentro ai suoi libri c'è sempre un piacevole viaggio nella mente dei protagonisti e un volo, quasi pindarico, dell'ambiente che li circonda.
Questa è una prova sottotono, forse un recupero di qualcosa scritto in passato e pubblicato di fretta e furia per 'raccogliere' quanto ancora non si è riusciti a portare a casa.
Gli autori di successo hanno una responsabilità verso i loro lettori, e non possono farsi sedurre da proposte editoriali che non stanno in piedi.
Forse ha bisogno di soldi, forse lo hanno costretto, forse...
Metà libro è ricoperto di ricette che non commento in quanto uno dei primi rappresentanti al mondo di quella categoria che mangia alla grande ma che sa cucinare poco o nulla.

venerdì 18 luglio 2014

La figlia del papa

di Dario Fo - Chiarelettere

Dario Fo è un genio del teatro, della recitazione, della ricerca teatrale. È stato un punto di riferimento politico negli anni migliori di questo schifoso paese.
Ma questo libro ha un approccio un po' saccente, inutilmente ironico, almeno nella prima parte. È vero che non è uno storico di professione, e che la storia di Lucrezia Borgia viene necessariamente romanzata - almeno nello stile -, ma a volte la voglia di stupire e dissacrare rende tutto poco autorevole e e troppo recitato.
La storia è una cosa seria, soprattutto quella di questo periodo. Non sono d'accordo per esempio del modo con cui liquida Ludovico il Moro e il ducato di Milano, facendolo passare per un semplice parvenu e non per uno dei massimi protagonisti del tardo medioevo e del imminente Rinascimento.
Ma neanche il modo con cui liquida il principato di Mantova e anche un po' il papato, anche se in questo caso molte cose fanno storcere la bocca.
Beh, insomma, io non sono uno storico ma un semplice appassionato di storia: Ma credo anche l'autore, quindi in questo caso tutto è lecito e tutto è possibile dire.
Il libro, figuriamoci, è molto piacevole, è un'azione di forte recupero dell'immagine di Lucrezia, tanto massacrata soprattutto non dalla storia, ma dal gossip e dalla 'letteratura' che l'ha messa sull'altare della trasgressione e della pornografia più becera.
Bellissime le descrizioni dei suoi amori, delle sue debolezze e soprattutto della sua forza, anche a scapito di se stessa.
Era un periodo storico dove nascevano guerre fratricide e repentine, dove i tradimenti erano all'ordine del giorno, e dove anche i valori affettivi più stretti e familiari valevano come un due di picche.
Ma era un periodo in cui tutto stava per nascere, in cui il mondo ruotava intorno al nostro paese e in cui si nuotava tra la bellezza assoluta.
Proprio come oggi...

I miei ricordi

di Walter Bonatti - Dalai Editore

Ci ha lasciato da poco, ma continua a lasciare il suo segno indelebile, forte, pulito e soprattutto di insegnamento per chi vuole vivere la montagna come sfida ma con infinito e 'referente' rispetto.
Walter Bonatti è uno dei padri dell'alpinismo moderno, insieme a Cassin e poi a Messner. Ognuno nei propri tempi, ognuno nel proprio mondo.
Chi ha avuto la fortuna di vivere le sue avventure quando quasi le ha vissute lui - quasi in diretta -, chi ha già letto molti dei suoi libri dedicati alle singole avventure, questo libro per alcuni versi risulta un po' ripetitivo, anche se sempre affascinante e coinvolgente nonostante il tempo che passa.
Per chi invece non conosce bene il grande alpinista bergamasco questo è un libro che raccoglie le grandi imprese sulle montagne e i grandi viaggi intrapresi una volta appesi gli scarponi al chiodo.
Mirabili sono i racconti sulla solitaria del Dru, sulla tragedia del Monte Bianco, sulle Grand Jorasses, sulla spedizione al K2 - dove ha visto riconosciuta la sua versione e il suo apporto fondamentale alla riuscita della salita do 50anni di polemiche e di falsità - e sull'ultima grande impresa, la salita invernale in solitaria alla nord del Cervino, che conclude la sua carriera alpinistica e chiude un'epoca.
Chi ama la montagna, chi ama l'avventura, chi ama viaggiare e non fare solo il turista, chi mette in discussione continuamente se stesso senza stare con il sedere al caldo, è fortemente invitato a leggere questo libro - e tutti quelli di Bonatti - per cogliere un punto di vista straordinario e formidabile, per assaporare l'onesta intellettuale di un uomo che ha segnato la storia non solo delle salite sui monti, ma che è stato un grande protagonista del secolo passato.
E lo stile è mirabile, a volte un po' aulico, ma violentemente moderno.

Il talento del cuoco

di Martin Suter - Sellerio

I libri di Suter scorrono come l'acqua dei torrenti più placidi e cristallini che troviamo tra i nostri monti. E hanno un'acqua buona e fresca.
La prova dello scrittore svizzero è diversa da quelle in passato, almeno dalle ultime prove contrassegnate da alcuni noir/giallo-rosa che ruota intorno al protagonista mercante d'arte in crisi costante.
Qui ci addentriamo nel mondo dell'alta cucina, con un'occhiata attenta e consapevole, al tema dell'immigrazione, dell'integrazione tra le culture e della convivenza sempre più complessa tra i popoli che cercano fortuna nel nostro opulento mondo occidentale. In Svizzera poi...
Con sullo sfondo uno scandalo finanziario che si conclude con la 'consapevole' eliminazione fisica di chi ha troppo trasgredito.
È un bel viaggio questo libro, tra tradizioni difficili da dimenticare nonostante ormai la scelta - più o meno obbligata - di vivere in un latro mondo, lontano anni luce, da tutti i punti vista, dalla patria originaria. Un bel viaggio che ci fa annusare ricette speziate e fortemente gustose, che ci trascina in una bellissima passeggiata tra l'amore non corrisposto, l'amore ritrovato e l'amore per il passata e la famiglia.
Bellissime le ricette che vengono raccolte alla fine, e soprattutto 'stimolanti' visto l'effetto più o meno presunto che hanno tra i protagonisti che si alternano nelle pagine.
E bellissime le descrizioni delle tecniche culinarie che si riempiono di approcci 'molecolari' e di forte tradizioni casalinghe tramandate da zie e nonne.
Leggerlo è un dovere.
 
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